di Augusto Benemeglio

Giuliano D’Elena ritratto nel suo studio (metà anni ‘90). Foto in Cultura salentina del 20 luglio 2015.
Parole vive
La nostra vita di tutti i giorni è tarata sul disincanto e cose come la compassione sono merce scaduta. Per questo quando s’incontra una voce pura e una bella anima come Giuliano D’Elena, uno che da sempre cerca brandelli di cielo perfetto (guardate “Davanti all’infinito”, leggete il suo sguardo, e i suoi libri , meditate sulle sue parole), pur nel grigiore assoluto che ci sovrasta, la sua è una voce che non si dimentica più, anche se fosse per un solo attimo, un istante, diventa decisivo. Con lui ho vissuto e condiviso intensamente anni e anni di lotte, illusioni e sconfitte, in nome della cultura, dell’arte e della poesia, la bellezza che salverà il mondo, come spesso amava dire don Tonino, grande anima salentina e nostro insuperato maestro dello Spirito. Giuliano è uno che cerca valori forti e inscalfibili, pur nella dismissione, nel crollo, nella liquidazione di ogni cosa del vecchio mondo occidentale, anche della nostra martoriata storia da periferia dell’Impero. Con lui nella banda dell’ “Uomo e il Mare” di quei favolosi anni ’80 non più musiche opache che si mordono la coda, né cristallini poemi di parole dette di riflesso, ma parole vive, parole in divenire, offerte al coraggio di essere tutto, di osare tutto; parole strappate alla muffa e alla pietrificazione della trita usanza quotidiana, parole che vanno “oltre”.





























































