Il problema europeo non è la quantità di armi, ma la dispersione degli sforzi. Non c’è un esercito europeo. Lo dicono tutti ma poi nessuno fa niente, a parte chiedere che si spendano più soldi pubblici in armamenti e che si abbandoni il green deal, frutto di posizioni ideologiche: la minaccia russa alla sicurezza dell’Unione Europea è reale, mentre quella climatica è un’invenzione di ecologisti accecati dall’ideologia. I fondi destinati all’ambiente devono essere dirottati sulle armi (riferisco il pensiero di chi giustifica il passaggio da Green Deal a Rearm; io non la penso così).
Personalmente sono a favore della leva obbligatoria e di un esercito europeo. Non auspico che i sistemi di difesa siano smantellati, ma che siano gestiti da persone meno vicine alla mentalità del dottor Stranamore. I generali spesso sono più pacifisti dei politici (con qualche eccezione): sanno cosa significa la guerra, i politici europei pare lo abbiano dimenticato, e la fanno per procura.
Ora si cerca convincere l’opinione pubblica che sia saggio “investire” in armi. E gli schermi televisivi lanciano messaggi rassicuranti sull’esercito in tutte le sue declinazioni, i militari sono invitati nelle scuole. Presto i bimbi (e le bimbe) canteranno canzoni patriottiche.
Ho partecipato attivamente alla campagna Only One di Marevivo, che ha fatto il giro del mondo con la Amerigo Vespucci, della Marina Militare. E ho svolto cicli di lezioni in strutture della MM, a Venezia, La Spezia e Livorno. L’altro giorno ero seduto a fianco di un Contrammiraglio dell’Istituto Idrografico della Marina, che studia i fondali e le correnti marine. Parlavamo di tutela del mare. Ora abito a Napoli e in zone “calde” della città sono presidiate dai militari, impiegati per la sicurezza. La criminalità, dove ci sono loro, è crollata. Inoltre, a far fronte ad emergenze dovute a disastri climatici o a terremoti, sono le Forze Armate a trovarsi in prima linea, a supportare la Protezione Civile, ormai insufficiente. L’Italia ripudia la guerra offensiva, ma l’articolo 52 della Costituzione prevede che tutti i cittadini prestino il servizio militare. Allora era solo per i maschi, poi le donne sono entrate a pieno diritto nei sistemi di difesa: oggi ce ne sono più di ventimila. Nel 2005 l’obbligo è stato abolito, ma l’articolo non è stato emendato.
Avere un corpo militare ben attrezzato e addestrato per far fronte a emergenze secondo me è saggio. Penso che sia giusto pianificare risposte armate a pur improbabili invasioni in territorio europeo: queste enormi spese sarebbero una dimostrazione di forza per possibili invasori, nella speranza di non doverle mai usare. Però sarebbe opportuno usarle anche per neutralizzare altre minacce alla nostra sicurezza. Prima di tutto il cambiamento climatico che ha già aumentato la frequenza e l’intensità di fenomeni estremi. Bisogna mettere in sicurezza il territorio. Poi ci sono i terremoti. Queste sono minacce reali, quotidiane, che sempre più seminano morte e distruzione. Va benissimo ipotizzare e finanziare una difesa contro possibili invasori umani, a patto di utilizzarla anche per difenderci da minacce ben più immediate, a supporto della Protezione Civile. Si parla tanto di “dual use”: questo sarebbe un ottimo duplice uso di un solido apparato di sicurezza. E tutti i cittadini e cittadine dovrebbero essere addestrati/e in un periodo della loro vita per contribuire alla sicurezza del paese, con una chiamata generale ad assumersi la responsabilità di difendere la collettività da qualsiasi minaccia, per creare un “sapere difensivo” diffuso in tutta la popolazione. Non credo che questo sistema entrerebbe in azione per scopi bellici, ma di sicuro agirebbe in casi di emergenze tipo quelle che spinsero i giovani a diventare “angeli del fango” in troppe occasioni. Lo fecero in modo spontaneo, e ancora lo fanno. Potrebbero diventare un esercito del fango, addestrato ed equipaggiato. E potrebbero difendere lo stato, con le armi, da possibili azioni eversive provenienti dall’interno. Come già fu pianificato in diverse occasioni di tentativi di colpo di stato, pianificati da apparati deviati dello stato stesso.
[Il blog di Ferdinando Boero ne “Il Fatto Quotidiano” online dell’24 novembre 2025]





























































