“Sallentina”: l’estate della raccolta

di Gianluca Virgilio

L’estate 2025 è stata per me l’estate della raccolta. Ho iniziato con gli scritti sparsi degli ultimi sette anni, cui ho dato per titolo Zibaldone II e altre rapsodie, e questi mi hanno rimandato ad altri più remoti, che sembravano richiedermi una qualche analoga sistemazione; ed anche a scritti più recenti, rimasti esclusi dalla summenzionata raccolta. Ne è nato un nuovo libro antologico, nel quale sono confluiti articoli apparsi in diversi fogli locali (“Il Galatino”, “Il filo di Aracne”, “Il Paese nuovo”) all’incirca negli ultimi vent’anni, più precisamente dal 2004 al 2025. Anche questi articoli hanno un comune denominatore: sono scritti a margine di altri libri, come recensioni o semplici segnalazioni.

Il titolo Sallentina mette subito in chiaro il contenuto di questa raccolta. Vi si parla di cose salentine, al di là di ogni spirito localistico. Ho ascoltato la voce di non pochi scrittori operanti in quest’angolo di mondo negli ultimi decenni, diciamo pure tra la seconda metà del Novecento e il primo quarto del XXI secolo. A loro si deve la narrazione a più voci, che ha fatto del Salento non più una realtà periferica, ma un luogo di elaborazione culturale almeno di pari dignità rispetto a qualunque altro luogo d’Italia, e non solo.

Ho diviso il volume in tre parti. La prima parte, Sallentina, dà il titolo a tutto il libro e raccoglie gli articoli scritti tra il 2009 e il 2012 riguardanti perlopiù la critica della politica culturale dominante nel Salento, che altrove ho definito col termine di neobarocco (in proposito, cfr. Critica del Tarantismo, nei miei Scritti cittadini, Edit Santoro, Galatina 2008, pp. 27-32), e che qui si riassume nell’espressione “conservatorismo salentino”. Si tratta di una vera ideologia glocale sorretta da una narrazione al centro della quale vi è la pizzica di presunta ascendenza dionisiaca, dunque addirittura, se non divina, almeno mitica, suonata nelle piazze all’ombra del palazzo baronale, del castello, della chiesa o del convento secenteschi accuratamente restaurati. Molti dei libri, a partire dai quali ho avuto occasione di elaborare le mie osservazioni recensorie, a prescindere dal loro grado di scientificità, sono in gran parte espressione di questa ideologia culturale dominante; il suo corrispettivo pop è nelle tipiche manifestazioni paesane estive, coinvolgenti turisti e residenti in una medesima azione anestetizzante, che nel mentre rende possibile il perpetuarsi della politica conservatrice delle classi dirigenti locali, subordina queste ultime alle politiche delle oligarchie nazionali e transazionali.

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