I resti di Babele 55. “Sallentina” tra arte e libri. Virgilio racconta la periferia

di Antonio Errico

Uno sguardo dalla periferia, sulla periferia. Ma uno sguardo acuto, profondo, dal carattere multidimensionale, pluriprospettico. Uno sguardo dalla frontiera geografica sui movimenti che accadono sulla frontiera culturale, e danno senso al passato, motivazione – o giustificazione- al presente, elaborano lo scenario di un futuro. Uno sguardo lucido e appassionato, che individua e analizza i nuclei essenziali, gli snodi strutturali delle storie culturali che hanno attraversato il Salento nel tempo dal 2004 al 2025. Vent’anni di libri, di occasioni, d’incontri.  “Sallentina”, il nuovo libro di Gianluca Virgilio, che esce in questi giorni con prefazione di Antonio Lucio Giannone, è uno sguardo così. Giannone storicizza il lavoro collocandolo “sulla linea indicata con le loro ricerche da alcuni maestri, come Mario Marti, Aldo Vallone e Donato Valli”.  (Ma vorrei aggiungere Ennio Bonea con il suo “Subregione culturale”). Il libro di Virgilio trova il suo metodo nella puntualità della lettura, nella precisione dell’indagine. Per averne una prova, basta soltanto leggere le pagine che vanno da 19 a 23. Per comprendere il metodo bastano quelle: puntualità, precisione, onestà. Il metodo è questo. Nel libro si dice di un Salento che non è più “una realtà periferica, ma un luogo di elaborazione culturale almeno di pari dignità rispetto a qualunque altro luogo d’Italia, e non solo”.  Dallo sguardo di Gianluca Virgilio passano situazioni di storia, letteratura, arte, antropologia, sociologia.

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