Quando il corteo delle automobili, su una delle quali viaggiava il numero due del Regime fascista, proveniente da Lecce, giungeva la mattina a Maglie, la folla assiepata lungo il percorso era talmente numerosa e acclamante che Achille Starace e il suo seguito, composto da Mario Barenghi (Ispettore del Partito, deputato dal 1929 al 1937, Capitano di Fregata nella Riserva Navale, Console Generale della Milizia, nonché fiduciario di Galeazzo Ciano -1903-1944-, Ministro degli Esteri del Governo Fascista); Giovanni Maria Formica, prefetto di Lecce; Nicola Lopez y Royo; i presidi delle neonate province di Brindisi e di Taranto; il Maggiore Achille D’Arpe, segretario politico provinciale; mons. Alberto Costa (1873-1950), arcivescovo di Lecce; l’ing. piacentino Giovanni Boselli, direttore generale dei Monopoli di Stato; il comm. Giuseppe Cappelluti, direttore delle coltivazioni tabacchi, e da altre autorità, furono costretti a scendere dalle auto per lasciarsi acclamare ed acclamare loro stessi al Duce Benito Mussolini (1883-1945) e al Regime «che – secondo le parole di Starace – in questa gloriosa Terra d’Otranto è sicuro sempre di trovare la migliore riserva di uomini e di energie».

Veduta dell’ex villaggio-azienda di Cardigliano (foto Michele Paladini).
Dopo aver salutato le imponenti forze fasciste e sindacali con alla testa il senatore Vincenzo Tamborino (1874-1960), prima sindaco e poi podestà di Maglie dal 1920 al 1942, e il gruppo di giovani dell’Associazione Nazionale “Pro Dalmazia Italiana”, capitanata dal segretario politico dott. Colucci, Starace e le autorità fasciste si diressero verso la borgata di Cardigliano, ubicata sulla Serra tra Specchia, Ruffano e Taurisano. Lì visitarono l’azienda agricolo-industriale per la lavorazione dei tabacchi levantini, una recente struttura all’avanguardia per l’epoca, fatta costruire dal cav. Giovanni Greco di Castrignano dei Greci in un vasto latifondo di sua proprietà.
Dopo essersi compiaciuto con lui per l’intraprendenza e la creazione di diversi posti di lavoro per le popolazioni indigenti di Specchia, Acquarica del Capo, Taurisano e Ruffano, l’on. Starace, con il suo folto seguito, proseguì per Leuca, la meta principale, dove doveva inaugurare il Preventorio Antitubercolare intitolato a Luigi Scarciglia, realizzato nel 1928 proprio sulle grotte del promontorio su cui sorgono il faro e il santuario di Santa Maria “de finibus terrae”.
Il Comm. Luigi Scarciglia (n. nel 1873), facoltoso imprenditore e sindaco di Minervino di Lecce, rimasto vedovo e senza prole, aveva istituito un fondo di alcuni milioni di lire con lo scopo di beneficenza pubblica, compresa l’istituzione del Preventorio; ma tale fondo, per volere del Preside della Provincia, avv. comm. Nicola Lopez y Royo, non fu intaccato in quanto il suddetto Preventorio venne realizzato grazie alle normali disponibilità del bilancio dell’Amministrazione Provinciale di Lecce.
Nel corso della cerimonia di inaugurazione, mons. Marco Antonio Lippolis (1865-1942), vescovo di Ugento dal 1923 al 1932, impartì la benedizione augurale alla presenza delle autorità, del comm. Scarciglia e dei numerosi bambini salentini ricoverati, affidati dal Prefetto alla Suore Salesiane dei Sacri Cuori. Mons. Lippolis volle aggiungere la parola della fede cristiana, concludendo con l’augurio «di una immancabile fiorente vita per la nuova istituzione fatta di nobili bontà».
Successivamente il Preside della Provincia espresse, a nome del Consorzio antitubercolare, tutta la gratitudine dovuta a Luigi Scarciglia, alla Cassa Nazionale delle Assicurazioni Sociali, all’Opera Maternità e Infanzia e soprattutto all’on. Starace, che il Lopez y Royo definì «un uomo del quale e per il quale sorge tutto quanto c’è di bene nella vita pubblica salentina».

Leuca, il Preventorio Antitubercolare (foto anni Trenta del ‘900).
Nel suo breve intervento inaugurale il gerarca ebbe parole di encomio per Nicola Lopez y Royo, affermando che l’inaugurazione del Preventorio di Leuca «è anche un voto di plauso generale all’avv. Nicola Lopez y Royo che lavora con la modesta e serena tranquillità di chi fa il bene per gli altri».
Al termine del discorso, l’on. Starace diede poi comunicazione a Nicola Lopez y Royo che il re Vittorio Emanuele III (1869-1947), su proposta del Capo del Governo Benito Mussolini, gli aveva conferito la Commenda dell’Ordine della Corona d’Italia, onorificenza istituita con Decreto Reale da Vittorio Emanuele II (1820-1878), il 20 febbraio 1868, dopo la cessione del Veneto all’Italia da parte dell’Austria e il ritorno nella Cattedrale di Monza della Corona Ferrea con la quale erano stati incoronati tutti gli imperatori da Carlo Magno a Napoleone, come simbolo di potere sulla penisola.

Taurisano, facciata nord della “Villa Giuseppina” di Nicola Lopez y Royo (seconda metà sec. XIX).
Dopo la visita ai vari reparti dello stabilimento, lo statista e le altre autorità, nel primo pomeriggio, partirono per Taurisano dove, per il pranzo, furono ospitate per alcune ore nella villa-fattoria “Giuseppina Lopez y Royo – Colona “, lussuosa residenza del Preside della Provincia, ubicata al termine della strada per Ugento, all’epoca denominata Corso Benito Mussolini, successivamente, in seguito alla caduta del Fascismo, Corso Leonardo da Vinci.

Le ultracentenarie Araucarie Cunninghamii presenti nel parco della villa-fattoria “Giuseppina” dei Lopez y Royo a Taurisano. L’albero a sinistra è seccato nel 2015.
Non si trattò di una visita ufficiale al Comune di Taurisano, ma una semplice visita privata; nonostante ciò, la popolazione, accortasi dell’insolito lungo corteo di automobili sfreccianti e del massiccio movimento delle forze dell’ordine, si riversò sul corso dov’era ubicata la residenza del Lopez y Royo. Notata poi la presenza di Starace, la folla si mise ad inseguire il corteo e si accalcò davanti e nei pressi della villa-fattoria del Lopez y Royo dando vita ad un’altra di quelle infervorate manifestazioni di popolo che non stupivano più di tanto durante il Regime fascista.
Il gerarca, quindi, insieme con il Duca Nicola Lopez y Royo, si sentì in dovere di affacciarsi al balcone per salutare la folla in delirio, che comunque non abbandonò il luogo nemmeno dopo il loro rientro nelle sale del palazzo. Starace, prima di congedarsi dal popolo, annunciò che anche la piccola Taurisano (all’epoca contava poco più di 5000 abitanti) avrebbe fruito a breve, come tante altre realtà pugliesi e italiane, di una serie di opere di utilità pubblica che, con l’interessamento di alcuni cittadini, tra cui citò le famiglie Lopez y Royo e Preite, sarebbero state progettate e completate in «tempi fascisti», ossia in poco tempo. Negli anni immediatamente successivi, infatti, a Taurisano furono costruiti il grandioso edificio scolastico delle elementari poi intitolato a Giosuè Carducci, la Casa d’Infanzia con annessa chiesa di San Francesco di Sales affidata alle suore salesiane dei Sacri Cuori, la fontana monumentale in mezzo ad un importante snodo viario, alcune strade comunali, e fu iniziata l’edificazione dell’ospedale e dell’ospizio per anziani e indigenti, che comunque non furono ultimati per la morte del benefattore, il duca Alessandro Lopez y Royo.

Scultura raffigurante l’Achille omerico presente nella villa-fattoria dei Lopez y Royo a Taurisano.
Ad accogliere le autorità fasciste e a rendere gli onori di casa c’erano, tra gli altri, Giovanna Zecca dei Conti di Leverano, consorte di Nicola Lopez y Royo; il Podestà avv. Lorenzo Cito con la consorte Maria Teresa Lopez y Royo; il Conte Alcibiade Zecca (1888-1963) con la consorte Giuseppina Lopez y Royo; l’avv. Alessandro Antonio Lopez y Royo (1863-1950); Giovanni Lopez y Royo (1893-1950) con la consorte Lina Tuzzo; il generale di brigata Luigi Lopez y Royo; i conti Alessandro (1877-1941), Emilia Clotilde (1875-1967), Antonio (1886-1958), Federico Ferdinando (1878-1943) e Giuseppe Castriota Scanderbeg (1888-1959); l’avv. Arturo Ippazio Preite (1877-1938), segretario locale del Fascio e presidente dell’Associazione Combattenti; il sacerdote Pasquale Francesco Ponzi (1875-1960), in rappresentanza del clero di Taurisano, e l’avv. Aurelio Pepe (1902-1966).
Grazie ad una ricevuta di pagamento versato all’hotel “Risorgimento” di Lecce in data 18 dicembre 1930, rinvenuta tra le carte dell’amministratore dei beni di Nicola Lopez y Royo e del Conte Zecca di Leverano e poi di Luigi Lopez y Royo (1910-1992), Antonio Roberto Orlando (1900-1980), ci è dato conoscere il ricco menu del pranzo offerto da Nicola Lopez y Royo agli illustri ospiti:
«Chou al cioccolato e alla crema – chou di carne – pasticcini di carne e di mozzarelle – petits pates – sandwichs assortiti con caviale – galantina di pollo – rosbif all’inglese – filetto allo spiedo – noce di vitello glassato – lingua salmistrata – aragosta con maionese – pesce arrosto – uova alla provenzale – prosciutto cotto e crudo – mozzarelline di Arneo – svizzero – provolone – frutta – vini: Taurisano blanc, Taurisano rouge, Taurisano vieux – champagne Moet, gateau, gelato, cafè Mok».
La manifestazione di entusiasmo si riaccese all’uscita dal palazzo delle autorità e si smorzò solo nel tardo pomeriggio quando il corteo di automobili si avviò prima verso Ruffano, poi a Supersano per l’inaugurazione dell’impianto della luce elettrica.
A Taurisano la centrale elettrica, una delle prime in tutta la Provincia di Lecce, per la fornitura della luce nella zona centrale del paese era già stata inaugurata diciotto anni prima, precisamente nel luglio del 1912, grazie alla munificenza del duca Alessandro Lopez y Royo, come riportato dal “Corriere salentino” del 18 luglio 1912:
«Taurisano 26. Domenica ebbe luogo l’inaugurazione della Centrale elettrica allo stabilimento industriale dell’avv. Alessandro Lopez y Royo. Intervenne un largo stuolo d’invitati d’ogni condizione, e dopo la benedizione, ruppe la rituale bottiglia di ‘champagne’ la Duchessa Donna Fanny Lopez y Royo marchesa di Sorrentino. Furono offerti agl’invitati, con signorile profusione, paste, vini e liquori finissimi, e la nuova simpatica cerimonia si chiuse con uno scelto spettacolo cinematografico, in piazza, presso il palazzo dello stesso duca Lopez.
Si ammirò la perfezione dell’impianto e la bellissima luce delle numerose lampade, per il che va giustamente lodata la Ditta fornitrice Leanza e Lorusso di Bari.
All’attivo gentiluomo vadano le nostre migliori felicitazioni con l’augurio vivissimo che, mercé l’opera sua intelligente e sagace l’azienda si estenda sempre più, e che della ‘regina delle luci’ possa subito godere tutto il paese».





























































