Nelle pieghe del Novecento. Premessa

Anche consultando gli archivi privati degli scrittori e procedendo allo spoglio di periodici e riviste letterarie, come si diceva, è possibile scoprire novità a volte inaspettate. In un saggio, ad esempio, mi occupo di un aspetto sicuramente meno noto dell’opera di Giuseppe Prezzolini, quello del critico militante. Il direttore della «Voce», infatti, tra marzo del 1919 e ottobre del 1920, curò in tutto sette rassegne letterarie delle «Rivista d’Italia» di Milano, di cui era responsabile unico lo scrittore Michele Saponaro, mentre altre tre videro la luce nel 1923, dopo l’abbandono della redazione da parte di quest’ultimo. Il saggio è basato sulla consultazione dell’archivio di Saponaro nel quale ho rinvenuto le lettere di Prezzolini, oltre che dallo spoglio dei fascicoli della rivista che è quasi scomparsa nei panorami della stampa periodica novecentesca. Gli scritti di Prezzolini, fra l’altro, contengono sorprendenti osservazioni di natura sociologica, quasi in anticipo sui tempi.

Un altro archivio privato da me consultato è stato quello del poeta e traduttore leccese Vittorio Pagano nel quale ho ritrovato tre lettere di Eugenio Montale. Le prime due risalgono al 1948 mentre la terza al 1961. Esse sono di estremo interesse sia per il tono, estremamente cordiale, usato da Montale, che per le preziose informazioni di carattere biografico e bibliografico che egli fornisce al suo giovane interlocutore. Nella terza lettera, inoltre, c’è il riferimento a un’intervista, apparsa sul settimanale «Gente», da me reperita, che non figura nella raccolta complessiva  delle interviste montaliane apparsa recentemente. Essa non fu particolarmente gradita dal poeta genovese a causa di un accenno gratuito a Quasimodo, espressa dall’autore che intervenne successivamente altre due volte su Montale sullo stesso periodico dimostrando una strana avversione nei suoi confronti che non cessò nemmeno con la morte del poeta.

Anche il saggio su Ennio Flaiano è basato sulla consultazione di carte d’autore. Esso mette al centro il rapporto d’amicizia tra  lo scrittore pescarese e due fratelli, entrambi artisti, Francesco e Carlo Barbieri, di origine salentina, i quali si erano trasferiti a Roma anch’essi nei primi anni Venti. A Carlo, pittore di talento deceduto improvvisamente a seguito di una disgrazia, Flaiano dedicò allora due articoli non più pubblicati, mentre col fratello Francesco ebbe uno scambio epistolare con lettere inedite che, insieme ai due scritti, si pubblicano in appendice.

In due saggi procedo, invece, alla “rilettura” di opere dimenticate che si rivelano invece degne di attenzione. La prima è una commedia di Luigi Corvaglia, S. Teresa e Aldonzo pubblicata a Bologna presso l’editore Cappelli nel 1931. Corvaglia, nato a Melissano, in provincia di Lecce nel 1892,  è autore di un solo romanzo, Finibusterre, di quattro commedie e di studi filosofici. In S. Teresa e Aldonzo egli si sofferma su quattro momenti della vita di Teresa d’Avila, dalla giovinezza all’anno della morte, ma accanto ad essa, come deuteragonista, troviamo Aldonzo Chisciano, il vero nome di Don Chisciotte. Ebbene, qui l’autore riprende l’interpretazione che il grande pensatore spagnolo Miguel de Unamuno diede di Don Chisciotte nella sua famosa Vita di Don Chisciotte e Sancio Panza, apparsa nel 1905, facendone una figura autonoma con un’entità indipendente e reale, svincolata dal suo autore.

Un’altra “rilettura” è quella di Fame a Montparnasse di Raffaele Carrieri, nato a Taranto nel 1905 e conosciuto soprattutto come poeta e critico d’arte. Quest’opera narrativa giovanile, pubblicata a Milano nel  1932, è ambientata negli anni Venti a Parigi, centro della cultura letteraria e artistica mondiale primonovecentesca, dove Carrieri visse conoscendo e frequentando personaggi leggendari che descrive nel suo libro con una scrittura mossa e nervosa. E anche in questi due casi si dimostra che gli scrittori del Sud nel Novecento non sono stato affatto arretrati in campo culturale, come spesso si è affermato, ma anzi si sono sempre dimostrati aperti agli influssi della grande cultura europea.

Si discostano, ma non completamente, come s’è detto, dalla linea indicata nel libro i saggi dedicati a Girolamo Comi e Salvatore Quasimodo, dei quali esamino due tematiche costantemente presenti costantemente nella loro produzione. In quella di Comi, un altro autore a cui ho rivolto particolare attenzione, è centrale  il tema della preghiera sia nella prima fase della sua poesia caratterizzata da una concezione immanentista di tipo panteistico, sia soprattutto nella seconda fase, dopo la conversione al cattolicesimo, avvenuta nel 1933, quando  la sua poesia diventa vera e propria preghiera a Dio, al Signore.

In un altro saggio, invece, prendo in esame l’immagine della Sicilia nella poesia di Salvatore Quasimodo, che attraversa tutta la sua opera poetica. La prima tappa è costituita dalla celeberrima Vento a Tindari, compresa in Acque e terre (1930), dove l’isola che si affaccia improvvisamente alla memoria del poeta  diventa una sorta di Eden che si contrappone alla infelicità del presente. Dopo aver seguito questo tema nell’intero arco della produzione di Quasimodo, mi soffermo sull’ultima raccolta, Dare e avere (1966) e in particolare sulla poesia Nell’isola che rappresenta in un certo senso la conclusione della riflessione dell’autore sulla storia millenaria della Sicilia e al tempo stesso sulla sua personale vicenda esistenziale, sempre indissolubilmente intrecciata alla terra d’origine.

Nell’ultimo saggio, infine, traccio un sintetico profilo di Giacinto Spagnoletti, critico letterario, poeta e narratore, anch’egli oggi un po’ dimenticato. In particolare, passo in rassegna la produzione di Spagnoletti nel campo della critica, suddividendola per i vari generi da lui affrontati nel corso della sua attività: le antologie, soprattutto della poesia italiana novecentesca, ma anche dei poeti barocchi e della poesia dialettale; le storie della letteratura italiana del Novecento; la saggistica.

[Premessa a A. L. Giannone, Nelle pieghe del Novecento. Studi di letteratura italiana contemporanea, Lecce, Milella, 2025]

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