1937: la visita di Benito Mussolini all’industria cinematografica romana di Cinecittà

     A Roma esistevano gli stabilimenti cinematografici Cines  (parola di origine spagnola che corrisponde a Cinema) dal 1906 ed occupavano la zona di via Magna Grecia tra via Veio e piazza Tuscolo. La Cines era stata prelevata nel 1926 dall’imprenditore Stefano Pittaluga che ristrutturò radicalmente i teatri di posa, anche per l’arrivo del cinema sonoro. Gli stabilimenti furono inaugurati il 23 maggio 1930, alla presenza di circa 700 invitati fra cui  ministri e autorità istituzionali, artisti e personalità della cultura italiana, ad opera del ministro delle Corporazioni del Governo fascista, On. Giuseppe Bottai.

     Ma nella notte del 26 settembre 1935 c’era stato un vasto incendio che aveva distrutto gli studi cinematografici della Società CINES, che nello stesso anno era stata acquistata dalla SAISC (Società Anonima Italiana Stabilimenti Cinematografici) dell’ingegnere Carlo Roncoroni (1882-1938). Il 4 aprile 1431 Stefano Pittaluga muore a 44 anni per le sopravvenute complicanze di una delicata operazione chirurgica.

     Nel 1936 Roncoroni acquistò circa 600 mila mq di terreno lungo la via Tuscolana e precisamente la zona del Quadraro il cui termine secondo alcuni deriva dal fatto che nella zona esisteva un castello detto Quadraro; altri dicono che il termine deriva dalla presenza di un acquedotto consorziale, destinato a quattro utenti; altri dicono che la vasta zona agricola era di proprietà dei monaci dell’Abbazia di Sant’Alessio all’Aventino e che la fecero coltivare ad un certo Guatralis e poi dalla corruzione di questo nome è derivato Quadraro.

     Nel 1936 l’allora direttore generale Freddi e Roncoroni (che rimaneva il maggior azionista della società), decisero di costruire in quella zona i nuovi studi cinematografici e incaricarono del progetto l’architetto gemonese Gino Perissutti (1883-1940) che prima di definire il piano dell’opera volle fare un giro nei vari paesi europei (Inghilterra, Germania, Francia, Austria) per visitare gli stabilimenti cinematografici più importanti. Alla fine elaborò il suo progetto concentrando intorno agli edifici di base (direzione, uffici dei produttori, i servizi) i teatri di posa autonomi a gruppi di due, in modo tale che si sarebbero potuti girare più film contemporaneamente. Questa soluzione si rilevò particolarmente felice, data la notevole fortuna degli studi a livello nazionale prima e internazionale poi. I lavori ebbero inizio il 29 gennaio 1936 con la posa della prima pietra. Per la costruzione dei nuovi stabilimenti si utilizzarono gli operai della vecchia Cines, nonché i tecnici e gli ingegneri e alla fine tutti concorsero alla produzione del primo film sonoro italiano “La canzone dell’amore”.

     Nel 1939 fu emanata la legge Alfieri che concedeva importanti finanziamenti alle produzioni cinematografiche italiane. La “Legge Alfieri 38” si riferisce a una legge promulgata il 6 giugno 1938 (sancita con la legge n. 800 del 4 giugno 1938), che nell’ambito della politica fascista  sul cinema, bloccò la circolazione dei film stranieri per favorire la produzione cinematografica italiana. Il ministro on. Dino Alfieri era allora sottosegretario alla Stampa e Propaganda. La legge rientrava nella più ampia politica del regime di controlli sui mezzi di informazione e sulla cultura. La legge, firmata da Alfieri e approvata dal Parlamento, convertì in legge un regio decreto-legge del 21 febbraio 1938 che disciplinava la circolazione delle radioaudizioni, e rappresentava un controllo più diretto del regime sulla produzione cinematografica. La legge portò ad una restrizione dell’accesso al cinema per il pubblico italiano, che fu in gran parte limitato a produzioni nazionali; infatti nel 1939 furono prodotti 50 film italiani che diventarono 119 nel 1942 e la quota nazionale di mercato dei film italiani passò dal 13 al 50%.

     Riportiamo la visita di Mussolini a Cinecittà, tratta da “Il Gazzettino“ del 7 marzo 1937, dal titolo “Il Duce visita la città cinematografica dell’Urbe tra le acclamazioni delle maestranze”

     “Roma 6 marzo 1937.

     Il Duce ha visitato questa mattina nella zona suburbana del Quadraro, la ‘Cinema citta’ la cui pietra fondamentale fu posta il 29 gennaio 1936, – XV. Oggi la mole imponente di lavoro umano, di opere architettoniche di sistemazione e di congegni tecnici, è ormai in via di ultimazione.

     Già infatti si profila in tutta la sua ampiezza e nelle sue linee essenziali lo spettacolo grandioso degli edifici e degli impianti che costituiscono questa città ‘sui generis’ la quale è tra le più possenti opere della nuova Italia ed è destinata a restituire alla Nazione quel primato, nel campo cinematografico, che essa  tenne all’inizio dell’arte muta. Il perimetro della Cinema città abbraccia un’area complessiva di 600.000 metri quadrati, di cui 120 mila sono occupati dagli stabilimenti. Le superfici coperte misurano 46.000 metri quadrati, quelle dei teatri di presa 14.000, quelle  del laboratorio e degli impianti 32.000. E’ occorso lo spostamento complessivo di 285.000 metri cubi di terra per scavi e riporti, ed è occorso pei lavori l’impiego giornaliero di oltre 1500 operai con una media di 12.000 ore di lavoro. Né meno imponenti sono le cifre che si riferiscono ai materiali che sono stati necessari alla edificazione della città, alle installazioni, agli impianti, alle strade che si estendono in costruzione per una lunghezza complessiva di 8 km.

     Le acclamazioni degli operai.

     Sul piazzale più vicino all’ingresso principale della città erano ad attendere il Duce il presidente della Cines, on. Roncoroni, l’architetto progettista ing. Peressutti, e tutti gli altri dirigenti della grandiosa impresa. Erano anche presenti il Ministro Segretario del Partito, il Governatore di Roma, il direttore generale della cinematografia e altre autorità e gerarchie.

     L’eccezionale avvenimento non ha tuttavia, interrotto il ritmo di lavoro che imprime una singolare celerità alla costruzione delle opere della Cinema-città, e dovunque squadre di operai erano in piena attività, dando alla vasta distesa della città l’aspetto di un solo, immenso cantiere.

     Il Duce, accompagnato dal Ministro per la Stampa e la Propaganda è giunto in automobile alle ore 9.  Ricevuto dalle autorità e salutato dalle acclamazioni degli operai che lavoravano nei pressi, egli ha immediatamente iniziato la sua visita. Attraverso la galleria di smistamento delle masse, il Duce ha raggiunto gli ambienti destinati ad essere i saloni di trucco, quindi le mense delle masse e dei generici.

     Nei teatri di ripresa

     E’ poi entrato  nei  fondali  tra i teatri numero 8 e 9 ed  salito al primo piano dove si stanno approntando i camerini per gli artisti, passando a uno dei teatri, quasi ultimato, di cui ha osservato attentamente i perfetti rivestimenti acustici , unici del genere, e quali nessun altro impianto cinematografico del mondo possiede. Percorsa un’altra galleria di smistamento tra i fondali per la preparazione delle scene e i teatri di ripresa, il Duce si è recato presso la centrale elettrica costruita per sviluppare una somma di energia con i suoi tre gruppi di trasformatori, pari a  4.200 kw.

     Una sosta maggiore il Duce ha fatto nel più grande dei teatri della Cinema- città, teatro che misura 40 metri di larghezza per 80 di lunghezza, e nella zona dominata dalla torre serbatoio alta 42 metri e ove sarà sistemata una piattaforma girevole per le grandi riprese panoramiche.

     Di qui, sempre fatto segno alle manifestazioni più vibranti degli operai, egli si è diretto nella zona industriale dove saranno allogate tutte le officine occorrenti, dalle falegnamerie alla piccola fonderia, e dove sorgeranno i fabbricati di reclutamento masse. Tornato sul piazzale il Duce ha visitato l’edificio tecnofonico e si è infine recato al palazzo della direzione salendo sulla terrazza dalla quale si domina tutto il complesso delle costruzioni.

     Elogio all’on. Roncoroni

     Nel frattempo le masse operaie sospeso per brevi minuti il lavoro, si sono venute rapidamente adunando attorno al palazzo per rivolgere al Duce una nuova manifestazione  d’omaggio. In breve la spianata si è animata di una folla vastissima vibrante di entusiasmo, e tutto lo spazio intorno ha risuonato di grida, di acclamazioni al Duce. Dall’alto della terrazza di dove si è affacciato ad ammirare il panorama della città e della campagna che la circonda, il Duce ha risposto a questa così intensa appassionata dimostrazione di affetto e di gratitudine, salutando romanamente, ed è quindi disceso tra gli operai trattenendosi cordialmente con essi e suscitando nuove ed entusiastiche manifestazioni.

     Dopo aver fatto rimettere ai dirigenti i lavori una somma di denaro perché a tutti gli operai fosse oggi distribuita doppia paga, il Duce ha lasciato il piazzale per risalire in automobile.

     Prima di allontanarsi  dalla Cinema-città egli ha elogiato l’on. Roncoroni per la fattiva attività organizzativa e creativa che assicurerà all’Italia il più grande centro cinematografico del mondo. Le dimostrazioni operaie hanno salutato ancora una volta il Duce quando egli si è avviato verso l’ingresso della città ed hanno continuato ad echeggiare possenti finché l’automobile non si  è allontanata verso il Quadraro.

    Cinecittà fu inaugurata il 28 aprile 1937 da Benito Mussolini che tenne un discorso durante la cerimonia ufficiale alla presenza di altre personalità dell’epoca, vedendo negli studi  un potente strumento di comunicazione e definì l’importanza del Cinema per il regime come “l’arma più forte”.   Alla  cerimonia erano presenti Luigi Freddi, il ministro Dino Alfieri, Giacomo Paulucci de’ Calboli (nota 2), Carlo Roncoroni, Gino Perissutti. L’inaugurazione fu un evento di grade rilievo politico e culturale in linea con il progetto del regime fascista di supportare e controllare l’industria cinematografica italiana.

     Durante la guerra     la produzione continuò fino al 1943, quando furono licenziati 1200 dipendenti. Negli ultimi due anni di guerra gli stabilimenti di Cinecittà vennero occupati dai nazisti che li utilizzarono come  campo di concentramento per i civili rastrellati nei dintorni di Roma, tra cui il rastrellamento del Quadraro che nella notte del 17 aprile 1944 vide rastrellati circa 1000 uomini portati a Cinecittà e poi deportati in  Germania. L’esercito tedesco in ritirata razziò lo stabilimento portando via macchine da presa, proiettori, impianti sonori, pellicole e tanto altro materiale. Con la nascita della Repubblica Sociale Italiana il cinema fascista fu trasferito a Venezia nei padiglioni della  Biennale e nel Cinevillaggio.

Dopo la ritirata dei tedeschi, Cinecittà fu requisita dalle forze alleate e fu adibita a  ricoveri per gli sfollati che avevano perso la casa a causa dei bombardamenti; gli sfollati per sopravvivere al freddo bruciarono grn parte dei documenti d’archivio.

      Dopo la guerra Cinecittà riprese lentamente l’attività di produzione e furono prodotti film come Cuore (1947), Il principe delle volpi (1948). Ma Cinecittà divenne un polo attrattivo per le grandi produzioni americane sia per i costi contenuti sia per la vasta disponibilità di teatri  di posa e scenografie. Nascono i colossal americani come Quo Vadis (1951), Ben Hur (1959), Cleopatra (1963) che proiettarono Cinecittà come Hollywood Europeo. Di quel periodo sono anche i film italiani come Bellissima (1951), La Dolce Vita di Fellini del 1960. Insomma Cinecittà ebbe un boom di produzione e finalmente poteva chiamarsi “Hollywood sul Tevere”, quello che aveva sognato Luigi Freddi: e tutto questo complice anche una apposita legge che non consentiva ai produttori stranieri di esportare i guadagni realizzati in Italia, obbligandoli a reinvestirli in loco.

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     Dal 2014 gli studi sono aperti anche al pubblico con visite guidate vedendo i tre grandi set e precisamente il Tempio di Gerusalemme creato per il film “The Young Messiah”, il set di Firenze del Quattrocento creato per la serie TV “Francesco” del 2002 e il set Roma Antica creato per la serie “Rome” ed altri film. Nel luglio 2017 gli studi di Cinecittà sono tornati sotto il controllo pubblico, gestiti e coordinati dall’Istituto Luce, azienda pubblica totalmente partecipata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze.

      Dal 2021 l’azienda ha preso il nome di Cinecittà S.p.A.: oggi è una società pubblica italiana gestita dal Ministero della Cultura d’intesa con il Ministero dell’Economia e delle Finanze.

      E in via Tuscolana n. 1055 esiste una lapide con la seguente epigrafe:

                                                               A

                                            CARLO       RONCORONI

                                                  REALIZZATORE    DI

                                                     CINECITTA’

                     POSA  DELLA PRIMA PIETRA 29 GENNAIO 1936

                                 INAUGURAZIONE 28 APRILE 1937

Nota 1. Luigi Freddi (1895-1977), giornalista e politico italiano; è stato l’ideatore di Cinecittà. Redattore del “popolo d’Italia” e squadrista, nel 1920 fondò l’Avanguardia giovanile fascista” e fu direttore della rivista “Giovinezza”. Nel 1923-24 fu capo ufficio stampa del PNF, nel 1927 vicesegretario dei Fasci Italiani all’estero;  nel 1932 organizzò al Palazzo delle Esposizioni a Roma, in collaborazione con Dino Alfieri, la “Mostra della Rivoluzione Fascista”. Nel 1933 come inviato del “Popolo d’Italia” seguì la trasvolata atlantica di Italo Balbo e in quel periodo si fermò in California circa due mesi studiando la produzione cinematografica hollywodiana e scrisse una relazione su come poteva prefigurarsi la fondazione di una moderna scuola cinematografica nazionale. Consegnò la relazione a Galeazzo Ciano, il quale la passò a Benito Mussolini. Nel 1935 fondò a Roma il Centro sperimentale di cinematografia e nel 1936 seguì la costruzione della Città Cinematografica a Roma. Il complesso fu edificato nella zona sud-est , nota come Quadraro e il 28 aprile 1937 fu inaugurata Cinecittà di cui Freddi fu il primo direttore. Il nome di Cinecittà fu coniato proprio da Freddi e la sua visione mirava a creare un modello cinematografico simile a Hollywood degli USA, insomma una “Hollywood sul Tevere”.

Nel 1939 per contrasti interni diede le dimissioni come capo della Direzione generale della Cinematografia, ma rimase sempre nell’ambito della produzione e cultura cinematografica italiana collaborando con la rivista “Cinema” di cui editore era Vittorio Mussolini.

Con la caduta del Regime (25 luglio 1943) si interruppe il suo ambizioso programma, aderì alla Repubblica Sociale e tentò di organizzare una piccola industria cinematografica a Venezia. Dopo la fine della guerra fu estromesso dalle cariche istituzionali e lavorò come giornalista alla testata “ Il Tempo” e collaborò con Angelo Rizzoli.

Nota 2. Giacomo Paulucci de’ Calboli (1887-1961), nato Giacomo Barone a Caltagirone; usò il doppio cognome Barone Russo aggiungendo il cognome materno a quello paterno. Si laureò in Giurisprudenza nel 1905 a Roma e poi si laureò in Scienze Sociali a Parigi nel 1911. Nel 1915 intraprese la carriera diplomatica. Nel 1920 sposa Camilla Paulucci De’ Calboli, figlia dell’ambasciatore Raniero  Paulucci De’ Calboli e poiché non c’erano eredi di tale famiglia per non lasciare estinguere il cognome Giacomo Barone Russo chiese di assumerlo insieme al titolo di marchese. Calboli era una frazione del comune di Predappio. Nel 1919 fu segretario presso la Delegazione alla Conferenza di Pace di Parigi. Dal 1922 fu capo di Gabinetto del Ministero degli esteri del Governo Mussolini. Nel 1927 favorì la creazione dell’Istituto Internazionale per la Cinematografia educativa ed in seguito, nel 1933, Mussolini gli affidò la presidenza e la direzione dell’Istituto Luce. Fece parte della giuria della Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Nel 1938 fu ambasciatore in Giappone, nel 1940 a Bruxelles e nel 1943 a Madrid. Paulucci non accettò la proposta di Mussolini di far parte della Repubblica Sociale Italiana, rimanendo fedele al Re e alla Monarchia.

Notizie  bibliografiche

Il Duce visita la città cinematografica dell’Urbe. Il Gazzettino, Venezia 7 marzo 1937.

Luigi Freddi, L’uomo che inventò Cinecittà, Estratti dal documentario a cura di Vanni Gandolfo e Valeria Della Valle del 7 giugno 2016.

Archivio Storico Istituto Luce: Cinecittà, la casa del Cinema in Italia. Fortemente voluta  da Luigi Freddi , 27 aprile 2022.

Cortometraggio: Il papà di Cinecittà, Gino Perissutti, da Gemona agli studios più grandi d’Europa, Gemona 13 maggio 2024.

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