Citazioni 34. Il macellatore

«Un fremito corse lungo la schiena di Yoine Meir, come se qualcuno l’avesse sfiorata con una piuma. Nel suo animo c’era dolore e scherno. “L’ha detto il rabbino, e con ciò?” diceva parlando a se stesso. “Anche se me l’avesse comandato Dio onnipotente sarebbe lo stesso. Farò a meno delle ricompense nel mondo a venire! Non voglio né il Paradiso ne Leviatan né Behemot! Mi mettano pure su un letto di chiodi! Mi gettino pure nel vuoto sospeso! non me ne faccio niente dei tuoi favori, Dio! Non ho più paura del tuo giudizio! Sono un traditore d’Israele, un trasgressore volontario!” gridava Yoine Meir. “Io ho più compassione dell’Onnipotente, molta di più! L’Onnipotente è un dio crudele, un dio guerriero, un dio di vendetta, e io non voglio servirLo. Questo è un mondo abbandonato da Dio!” Yoine Meir rideva, ma lacrime cocenti gli rigavano le guance.

Andò nella dispensa dove teneva i coltellacci, la cote, il coltello per circoncidere, ne fece un fascio e li gettò nella latrina fuori casa. Sapeva di commettere un atto sacrilego, di profanare i sacri strumenti, sapeva di essere pazzo, ma non voleva più essere savio.

Uscì all’aperto e si avviò verso il bosco, oltre il ponte che attraversava il fiume. Il tallet e i filatteri? Non ne aveva più bisogno! La pergamena era fatta con pelle di mucca, gli astucci dei filatteri di cuoio di vitello. Persino la Torà era fatta di pelle di animali. “Padre del Cielo, Tu sei il macellatore” gridava una voce dentro di lui. “Sei il macellatore e sei l’angelo della morte! Il mondo intero è un mattatoio!”»

Isaac Bashevis Singer, Il macellatore, nei Racconti, Mondadori, Milano 2000 (terza edizione), pp. 643-644.

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