Manco p’a capa 286. Una voce fuori dal coro

di Ferdinando Boero

E’ in atto la campagna per spingere quante più persone possibile ad abbonarsi al Fatto Quotidiano. Il Fatto non riceve fondi pubblici, e ha bisogno di entrate per sopravvivere. Ha ricevuto un prestito garantito dal Fondo Centrale di Garanzia durante la crisi del COVID, come moltissime imprese, ma ora cammina con le proprie gambe. Altri giornali o ricevono fondi pubblici o sono proprietà di imprenditori che ne dispongono a sostegno dei loro interessi.
La carta stampata ha ormai scarso potere di penetrazione nell’opinione pubblica. I giovani si informano sul web, gli anziani in televisione, dove ci sono le rassegne stampa e i giornalisti della carta stampata sono invitati come opinionisti. I giornali, però, sono i protagonisti nelle rassegne televisive delle prime pagine, dove giornali che vendono pochissimo hanno visibilità quasi identica a giornali più affermati. Molti programmi di opinione, inoltre, invitano giornalisti di schieramenti differenti, a confrontarsi. E un giornalista i cui articoli sulla carta stampata sono totalmente ignorati, sale alla ribalta come chi, invece, ha ben maggiore autorevolezza. Tutti conosciamo bene le sparate dei vari Sechi, Belpietro, Giordano, Feltri, Sallusti, Cruciani, Senaldi, Borgonovo, Bocchino, e Giuli prima che diventasse ministro. Ad alcuni sono affidati programmi televisivi. Questi sono facilmente riconoscibili e non fanno mistero del campo in cui militano. Se li conosci li eviti.

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