di Roberto Orlando

Nell’immediato secondo dopoguerra, in un periodo di profonda crisi economica, non mancò anche nel Salento leccese la mobilitazione del movimento dei lavoratori della terra e del sindacato, con scioperi alla rovescia e occupazioni di terre incolte o scarsamente e malamente coltivate.
Con il ministro dell’interno Mario Scelba, principalmente dal 1947 al 1954, i contadini in lotta per ottenere la spartizione dei latifondi subirono repressioni, denunce e arresti; tuttavia, grazie all’adozione dei decreti Fausto Gullo, del lodo Alcide De Gasperi e della Riforma agraria Stralcio, contadini e braccianti nullatenenti, anche se solo in parte, riuscirono ad ottenere la concessione di piccoli appezzamenti di terreni incolti.
In virtù di questi decreti, ai mezzadri vennero concessi il 50 per cento delle terre da dividere con il concedente e la proroga dei patti agrari nel caso in cui fossero coincisi con la fine dell’annata, al fine di impedire che coloni e mezzadri fossero cacciati dalle terre. Fu altresì concesso il risarcimento dei danni subiti dai contadini durante il conflitto mondiale, imponendo ai proprietari delle erogazioni economiche a titolo di compenso, nonché l’obbligo di accantonamento allo scopo di realizzare lavori di ricostruzione e miglioria.
La Riforma agraria Stralcio (Legge 841, 21 ottobre 1950) affidò a Enti e Sezioni di Riforma agraria il compito di assegnare i lotti di terreni a braccianti e contadini poveri, e in quello stesso periodo venne istituita l’Associazione degli assegnatari dell’Ente Riforma. Tali assegnazioni avvenivano con la discrezionalità delle commissioni e senza il coinvolgimento del sindacato, per tale ragione iniziò una battaglia per rivendicare il diritto di consultazione da parte di quest’ultimo.




































































