Le storie di Rosario Jurlaro tramandate da Gerardo Trisolino

di Claudia Presicce

La storia culturale di un luogo è fatta da piccoli ritagli incastonati in minuscoli mosaici. Su questi danzano i protagonisti (dai maggiori ai minori) insieme a personaggi che hanno fatto da cardine per lasciare ruotare grandi automatismi intellettuali e far funzionare eventi, studi, pubblicazioni, idee. Figure apparentemente secondarie, ma nei fatti centrali, sono sempre quegli attori che, pur senza grande esposizione, hanno agevolato e stimolato funzioni del fluire culturale, hanno oliato e garantito quegli ingranaggi oltre ad averne creati, pensati, agevolato il loro volteggio nell’aria contemporanea.

Questo vento si sente sempre leggendo le storie di Rosario Jurlaro: si sente il turbinio incessante di un lavoro tra libri, incontri, studi, viaggi, letture, tutele rigorose, schedature scientifiche e parole sospese tra saggistica, narrativa, poesia in un piccolo operoso angolo di Sud novecentesco. Ne ricorda e diffonde memorie, prima che vadano sbiadendosi, l’ultima pubblicazione di Gerardo Trisolino dal titolo Rosario Jurlaro. Intellettuale eclettico e scrittore della civiltà contadina (Artebaria edizioni; 10 euro; 80 pagine) che arriva oggi in libreria.

Di Rosario Jurlaro (Francavilla Fontana 1930 – Francavilla Fontana 2024) intellettuale e bibliotecario dalla densa biografia (dal 1953 studiava nella capitale e scriveva per “L’Osservatore romano” prima di tornare in Puglia), e della sua instancabile opera di operatore culturale e “spalancatore” di finestre nel suo Sud, Trisolino, scrittore e saggista suo amico, racconta tante storie contestualizzandole in un mondo scomparso, ambientandole tra ricordi comuni di lavori e studi, di famiglie, amore e vita.

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