Lettera 44 13. L’arte di scegliere: la scuola come luogo in cui diventare

di Antonio Errico

Scegliere una scuola è come seminare un campo di grano. Questo è il tempo di scegliere, di seminare.  Ma quale scuola.  Quella più facile, quella più difficile. Quale scuola.

Nell’età dell’infanzia, dell’adolescenza, le idee sono confuse. E’ giusto avere idee confuse, a quell’età. E’ bello avere un’età in cui le idee sono confuse. Le idee sono confuse quando sono tante da potersi confondere. Quando si ha una sola idea, è come quando si ha davanti una sola strada: non si può riflettere quale sia quella più giusta, o più opportuna, e a quell’età non c’è nessuno che non abbia nella testa tante idee da poterle confondere, che non si figuri dentro gli occhi tante strade da potersi permettere di considerare quale sia quella migliore, che porta più lontano. A volte le idee che hanno se le tengono dentro, perché gli adulti non sanno tirargliele fuori. Perché gli adulti scelgono per loro, che però hanno pensieri nuovi, nuove visioni del mondo, vanno verso altri saperi. A volte gli adulti dicono che a quell’età non si ha la capacità di scegliere. Non è vero. Chi dice così non sa o non ricorda che cosa sia l’infanzia, l’adolescenza.  A quell’età, le idee se le tengono dentro perché hanno l’intrinseca consapevolezza di doversi confrontare innanzitutto con se stessi. Se gli adulti vogliono che si confrontino anche con loro, devono far capire che quel confronto ha un senso, che ha un’importanza la condivisione delle idee, che un riscontro può essere utile, o almeno rassicurante.  Quale scuola, dunque.

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