Dove nascono le storie

di Claudia Presicce

Il processo creativo messo a nudo, la mente di uno scrittore spalancata, svuotata da meccanismi frenanti con lo svelamento di scansioni di orpelli semantici necessari per usare le parole giuste per dire le cose: parte da qui la maratona racchiusa tra le pagine di Limbo. La vita che torna da me (Laurana editore; 128 pagine; 10 euro) ultimo libro dello scrittore tarantino Giuliano Pavone.

È un discorso dell’autore con se stesso e con le storie che innaffiano i suoi passi, prima ancora che con chi legge, e si dipana mentre liberamente rimbalzano idee, scorci di luoghi, ricordi che si portano appresso narrazioni  ancora in forma fetale. È una risposta a chi si chiede dove nascono le storie e perché un autore mette in scena proprio quelle. Un discorso come questo che sarebbe lungo e complesso da spiegare (forse neanche esiste una vera spiegazione) qui, tra viaggi interiori e frame di luoghi precisi che rimbalzano dentro e vogliono venire fuori, è dimostrato emotivamente più che raccontato.

“Dovrei parlare dei frammenti di esperienze, dei rigurgiti di memoria, delle caotiche aggregazioni che mi vengono a trovare chiedendomi di essere raccontate. E di quel manto scuro, quell’odore di dissolvenza che li tiene insieme. Un mood indicibile, l’esito di un processo iniziato forse già alla nascita, oppure innescato più avanti, in un momento all’apparenza come gli altri, da qualche sorda rottura interna, cresciuto poco a poco sottopelle ed emerso prima ancora delle parole adatte a definirlo…” scrive Pavone.

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