di Antonio Errico

Se qualcuno intende combattere epiche battaglie contro l’intelligenza artificiale applicata ai processi di apprendimento, ovviamente è libero di farlo. Ma deve avere consapevolezza che si tratta di battaglie che ha perso prima di cominciarle. Il 59° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese riferisce i seguenti dati: Il 72% degli studenti di scuola superiore utilizza l’IA per lo studio o nella vita personale, il 53,1% ha nella propria classe insegnanti favorevoli al suo impiego nella didattica, il 33,8% ha docenti che la utilizzano come supporto all’apprendimento. Ancora: il 72,0% è consapevole che l’utilizzo esperto dell’IA è una competenza fondamentale per il futuro e ritiene che dovrebbe essere oggetto di insegnamento. Il 59,2% crede che velocizzi alcune fasi dell’apprendimento, favorendo l’approfondimento dei temi più complessi. Il 53,9% afferma che li aiuta a sviluppare un metodo di studio, nuove idee o modi originali di affrontare i compiti.
Non c’è dubbio che le percentuali siano destinate a crescere. Quindi è assolutamente inutile, se non controproducente, che s’inizi la battaglia. Non è più tempo di schierarsi con gli apocalittici o gli integrati. L’unica cosa che ha senso fare è quella di trovare i modi per governare l’intelligenza artificiale, per orientarla verso applicazioni positive. Una vecchia storia, in fondo.




































































