La Legge di Bilancio in regime di austerità

di Guglielmo Forges Davanzati

Una corretta valutazione dell’impostazione della Legge di Bilancio 2026 non può non fondarsi su un’analisi della razionalità dei vincoli europei. Si ricorderà che queste regole, in vigore dall’aprile 2024, dispongono che Commissione europea, Governi e Consiglio Europeo concordino piani di aggiustamento strutturale della durata di 4-5 anni (estendibili a 7 se sono previste riforme coerenti con gli obiettivi UE). Oggetto di specifica attenzione è la spesa pubblica netta, che deve essere ridotta per raggiungere i parametri del 3% del rapporto deficit/Pil e del 60% del rapporto debito/Pil. Per i Paesi ad alto debito, superiore al 90% del Pil, come l’Italia, si prevede un aggiustamento più rapido dei Paesi con debito/Pil più basso, con riduzione del debito nell’ordine dell’1% annuo.

Può essere utile verificare come l’Italia ha recepito questi vincoli e con quali effetti, chiedendosi, in particolare quali sono stati i danni prodotti dalle misure di austerità. Va preliminarmente sottolineato che il nostro Paese è, fra i Paesi europei, uno fra quelli che ha dato maggiore impulso alle politiche di austerità per il maggiore intervallo di tempo. La Legge di bilancio 2026 si muove su questa linea, ovvero su una linea che parte dai primi anni Novanta, quando la spesa pubblica corrente comincia a contrarsi. La spesa complessiva delle Amministrazioni pubbliche diminuisce dal 53.2% al 51,4% del Pil nel 1994 e, nel 1995, continua la riduzione dell’incidenza della spesa sul Pil, che raggiunge il 49,2%. Dal confronto internazionale con i principali Paesi OCSE, emerge che, dal 1961 al 1980 (periodo nel quale la spesa pubblica in Italia è stata in continua crescita), lo Stato italiano ha impegnato risorse pubbliche in rapporto al Pil sistematicamente inferiori alla media dei Paesi industrializzati: a titolo puramente esemplificativo, nel 1980, il rapporto spesa corrente su Pil, in Italia, era pari al 41% a fronte del 41.2% della Germania. Si osservi che gli anni di maggiore aumento della spesa pubblica – in una condizione di forte intervento pubblico in economia mista – coincidono con gli anni di massimo sviluppo della nostra economia.

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