La cravatta di Stolypin di Gerardo Trisolino: quando illusioni e delusioni diventano poesia

di Antonio Errico

Questa è poesia che poggia sulla storia, su ragioni culturali, su illusioni e delusioni personali e collettive, su dubbi e sospetti, su certezze indistruttibili e su altre ormai crollate.

È poesia impegnata – ebbene sì – anche se il termine è caduto in disuso (dopo l’abuso). In questo libro si parla di riforme agrarie e di emigrazione, si accusano i politici. Ma l’impegno consiste soprattutto nella chiarezza delle parole, che vogliono comunicare significati precisi, che vogliono essere soprattutto atti perlocutivi, cioè provocare reazioni nel lettore.

Ci sono anche testi che appartengono esclusivamente ad una sfera privata caratterizzati dall’assenza di figure reali (una donna o la madre), ma anche – per contrasto – da una prepotente presenza poetica delle stesse figure, come nelle poesie dedicate alla madre nelle quali i verbi sono sempre usati al presente.

Ecco: la madre si pone, oltre che come affetto, anche come simbolo della storia subita (mentre il padre è simbolo della non-coscienza, dell’indifferenza nei riguardi della storia): «immagine sei dei contadini ingannati a mani piene / coi segni dell’inganno su mani e viso / come gli ulivi sui porri dei loro tronchi: / colpa dei padroni del tempo e del vento» (Tentativi di parlare di te III).

[“Lecce For You”, n. 11, febbraio 1988]

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