Perfomance, ovvero “la vita in quanto tale”

di Claudia Presicce

Lo spiega con precisione Massimo Donà nella sua introduzione: tra tante riflessioni sul tema della performance e dei performer, annota che Giacomo Fronzi “si mostra fermamente convinto del fatto che parlare della performance (ossia di un’arte a forte contenuto esperienziale) significhi confrontarsi con quella indisegnabile esperienza di cui non solo è fatta buona parte dell’arte contemporanea, ma in verità la vita stessa, in quanto tale. Anzi, che forse è la vita in quanto tale…”

È solo uno spunto del viaggio intenso che il lettore ritroverà tra le “tese e dense pagine” (sempre citando Donà) di Performance. Un itinerario filosofico e storico-artistico (Castelvecchi; 452 pagine; 30 euro) ultimo lavoro di Giacomo Fronzi, docente di Estetica ed Estetica delle arti performative all’Università di Bari, conduttore radiofonico e critico musicale.

È un testo che punta, tra acuti approfondimenti filosofici e artistici, ad indagare oltre il senso performativo della creazione, attori e dinamiche dell’idea di performance sotto gli eclettici aspetti che a questo concetto afferiscono. E, sin da subito, lo stesso studioso autore chiarisce che è un esercizio senza fine. Non ha una sua compiutezza questa materia. Ed è chiaro perché non si può sequestrare in una cella un concetto dinamico inafferrabile, liquido e senza una forma costituita. Si può però fare lo sforzo di studiare e ricondurre ad un ragionamento logico le infinite declinazioni della performance nella contemporaneità. È un esercizio necessario e troppo poco praticato in un’era muscolare in cui, anche in maniera poco consona, l’idea di performance rimbalza spesso anche fuori dal suo terreno congeniale dell’arte.

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