di Gigi Montonato

Ogni fenomeno, politico o letterario che sia, lascia spazi inesplorati. Sono le “pieghe” nelle quali restano nascosti aspetti importanti e meno importanti, fatti che, “spiegati”, illuminano e risarcisono del tempo passato al buio. Così è il Novecento, quel Novecento che chiamo minore per capirci, in cui autori anche di alto e altissimo profilo li scopriamo in rapporto a personaggi più periferici e meno conosciuti, a episodi di vita più marginali. Si scopre che tra il Nord e il Sud, tra maggiori e minori, nel campo delle lettere, c’è stato un rapporto ben più interessante, di conoscenze, di reciproci riconoscimenti e di collaborazione. Tutto sta nell’avere interesse e strumenti metodologici per portarli alla luce.
Ne offre un esempio il lavoro di Antonio Lucio Giannone, già ordinario di Storia delle Letteratura Contemporanea all’Università del Salento, Nelle pieghe del Novecento. Studi sulla letteratura italiana contemporanea (Lecce, Milella, 2025), che fin dal titolo annuncia “ritrovamenti” interessanti. Il libro contiene nove saggi su autori che coprono l’intero Novecento, in cui accanto a quelli del Nord (Gian Pietro Lucini, i Futuristi, Giuseppe Prezzolini, Eugenio Montale) compaiono quelli del Sud (Salvatore Quasimodo, Ennio Flaiano, Girolamo Comi, Luigi Corvaglia, Vittorio Pagano, Giacinto Spagnoletti, Raffaele Carrieri, Michele Saponaro); ma soprattutto sono “spiegati” i rapporti che ebbero alcuni autori meridionali coi loro omologhi ben più noti: Saponaro con Prezzolini, Pagano con Montale, i fratelli Carlo e Francesco Barbieri con Flaiano o le influenze che ebbero dall’esterno, come il melissanese Corvaglia dallo spagnolo Miguel de Unamuno e il tarantino Carrieri dall’ambiente parigino da lui frequentato in gioventù. Gran parte dei saggi sono sostenuti da documenti, in questo caso da lettere reperite in archivi privati, carte d’autore e scritti apparsi su riviste e giornali d’epoca, riproposti in appendice.




































































