Con Giuseppe Moscati, ricordando Danilo Dolci costruttore di pace

Quella stessa Repubblica democratica, che, oggi, gli eventi geopolitici internazionali e, soprattutto, le scelte politiche interne di governi, culturalmente già estranei alla sua fondazione, stanno mettendo in pericolo con progettati mutamenti istituzionali che potrebbero sconvolgerla definitivamente nei suoi valori di libertà e di democrazia.

Ripensare e ricordare personalità come quella di Danilo Dolci diventa, perciò, oggi, un’esigenza di difesa dei princìpi democratici di collaborazione e di emancipazione, un percorso inevitabile per ritrovare la giusta chiarezza teorica che ci consenta di uscire da una pericolosa stretta politico-istituzionale.

Come? Soprattutto mettendo in evidenza quelle che sono state e sono le acquisizioni ineludibili del pensiero e dell’azione di Danilo Dolci, portatore di una “filosofia della prassi” nonviolenta, per l’impegno attivo per i più deboli e per il ruolo fondamentale assegnato all’educazione, intesa come “atto rivoluzionario” caratterizzato dal dialogo e dal dibattito, assunti come strumenti di autoconsapevolezza e di crescita collettiva.

Il merito di Dolci è stato quello di collegare l’obiettivo della pace a quello dell’emancipazione sociale, facendone un binomio efficace, che ha saputo affrontare e superare i numerosi e inauditi ostacoli frapposti, sin dall’inizio, dai detentori del potere, dalla mafia ai politici corrotti, dagli indifferenti ai complici. Una lotta nonviolenta di resistenza e di resilienza che ha fatto di Danilo Dolci “il Gandhi italiano”, come è stato definito da chi ne ha compreso le motivazioni di pace più autentiche che lo hanno animato. Un confronto continuo teorico e pratico, quello che l’esperienza di Dolci ci racconta, fatto di azioni ed eventi, dallo sciopero della fame alle marce, dalle lotte nonviolente contro i soprusi a Partinico e a Trappeto in Sicilia, alla realizzazione collettiva di progetti di sopravvivenza sociale e di impegno civile, che coincidono sempre con un disegno educativo definito e consapevole, teso a ritrovare dal basso momenti di “educazione maieutica” reciproca, in cui far emergere esigenze e sogni, critiche del presente e visioni del futuro.

Parlare di Danilo Dolci con Giuseppe Moscati costituirà una rara occasione di confronto e di crescita “maieutica” per gli amici di tò Kalòn, non solo per le competenze filosofiche dell’interlocutore, ma anche per il suo ruolo di formatore sui temi della pace, del disarmo e della cooperazione internazionale, nonché di studioso del pensiero di Aldo Capitini, di cui lo stesso Danilo Dolci è stato allievo nella Perugia degli anni Quaranta.

Giuseppe Moscati, dottore di ricerca in Filosofia e Scienze umane, Lectio magistralis al PhD Graduation Day 2024, Presidente della Fondazione Centro studi A. Capitini di Perugia, ha dedicato numerosi articoli e saggi critici alle tematiche della nonviolenza e della responsabilità, collocate nei contesti educativi più vari e articolati. Responsabile della Biblioteca Neoumanistica della Fondazione Cucinelli di Solomeo (Perugia), Moscati dedica il suo impegno intellettuale alla ricerca delle connessioni tra sapere teorico e impegno civile, tra valori conoscitivi e valori etici, elementi dialetticamente e quotidianamente vissuti e da cui trarre nutrimento nella costruzione di un futuro di pace. La sua conversazione sarà perciò non solo gradevole e precisa, come già sanno gli amici di tò Kalòn, ma anche estremamente attuale e carica di stimoli di riflessione.

Ricordare i grandi maestri del pensiero nonviolento e i costruttori di pace significa oggi fare il punto non solo sui grandi orizzonti costruiti nella seconda metà del Novecento, e che oggi si vorrebbero scomparsi, ma anche credere nel proprio impegno civile, partendo dai propositi individuali quotidiani, per trasformarli in progetti per l’avvenire. Muovere insieme dal basso, per risalire insieme alla luce della ragione della solidarietà.

“Ciascuno cresce solo se sognato” dice Danilo Dolci, a sostegno della propria pratica educativa finalizzata a cercare nell’Altro il seme delle sue potenzialità future ancora invisibili nel presente, ma perseguibili in un processo educativo aperto ed empatico. Una proposta di grande rilevanza sociale che assegna all’educazione un ruolo politico dirimente e che rende estremamente attuale, nei princìpi e nelle pratiche, la nonviolenza attiva di Danilo Dolci e il suo metodo maieutico delle domande che si fanno risposte collettive, costruite pezzo per pezzo, sguardo per sguardo nel dialogare e nel dibattere insieme.

Come ben sa Giuseppe Moscati, sono e sono state queste le modalità di incontro e di confronto che, sin dalla fondazione, hanno animato il Centro Culturale tò Kalòn, implicitamente seguace dei princìpi di apprendimento e di scambio attraverso il dialogo enunciati da Danilo Dolci. Come nell’educazione maieutica di Danilo Dolci, a tò Kalòn non si cercano verità esterne ed estrinseche, ma si costruiscono domande dal basso che si fanno risposte collettive e convergenti, attraverso il dialogo e il confronto.

Una scoperta e un motivo di orgoglio, per tutti noi, che, in tempi bui, attendiamo l’alba del nuovo giorno guardando ad un orizzonte comune e condiviso.

Vi aspettiamo per un incontro raro e inatteso e per un brindisi collettivo al nuovo anno di tò Kalòn e non solo. Non mancate.

[“IL PENSIERO MEDITERRANEO” del 1° Gennaio 2026]

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