Passaggi e ritorni per Antonio Chiarello. Come un racconto

di Antonio Errico

Nel punto in cui cielo e mare si fanno una sola linea, un solo colore, nella crasi della luce, nella confusione delle gradazioni, nello stemperarsi delle modulazioni, nella genesi del silenzio, nell’acquietarsi delle vibrazioni, a quel punto, in quella condizione, si configura la pittura di Antonio Chiarello. Dove la tremolanza dell’onda si assopisce; dove il riverbero del cielo si addolcisce. Lì, a quel punto, Antonio Chiarello distende l’universo del colore. Leggero. Striato. Risplendente di una luce che viene dal cielo e dal mare, dallo sguardo e dal sogno.  Finestre sull’immenso mare. Con la sua pittura, Chiarello si mette in dialogo con l’infinito. Nei luoghi dove la terra  e il mare hanno per confine solo una linea di immaginazione; dove i colori dell’aria e dell’acqua sono la magia di una confusione; oppure, lì dove tutto si fa silenzio e profondità. Dove tutto si fa temporalità serena e rasserenante.

E’ lì che Antonio Chiarello scruta con lo sguardo, è lì il punto in cui cerca i colori.

Dove il Salento ha la fisionomia del mito, dove ogni cosa muore e risorge nello stesso istante, dove le leggende non sono mai finite, in quei luoghi dove vibra una voce strana e strabiliante, che viene da una fantasia e una suggestione, in quei posti Antonio Chiarello trova i motivi per le sue narrazioni di colori.

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