di Claudia Presicce

Ne parlò per primo, tanto da aver lui stesso coniato il concetto di “transculturazione”. E nacque tutto perché quest’antropologo eclettico, oggi dimenticato, osservando una Cuba multiculturale e ricca (precedente alla dittatura di Batista) pubblicò nel 1940 un volume in cui spiegò il valore della bellezza culturale di quell’isola per il suo patrimonio trasversale, frutto di influenze indigene, europee e africane. Nessuna cultura, disse, deve avere un’egemonia sull’altra perché non esistono gerarchie tra i patrimoni immateriali diversi dei luoghi del mondo.
È tornato in libreria Contrappunto cubano del tabacco e dello zucchero. Le origini del pensiero transculturale (Borla editore; 254 pagine; 26,60 euro) di Fernando Ortiz, con la preziosa curatela dello studioso salentino Alfredo Ancora, psichiatra e psicoterapeuta, docente di Psicologia clinica all’Università Cattolica di Brescia e direttore scientifico dell’Universitè “De Martino – Carpitella” a Parigi. Questa nuova pubblicazione del libro di Don Fernando Ortiz, antropologo etnomusicologo e giurista cubano, famoso nella prima metà del ‘900 e oggi poco ricordato tra i non addetti ai lavori, si dimostra particolarmente connessa alla contemporaneità.
“Questo libro circolò negli anni Quaranta – spiega Ancora – e riproporlo oggi serve intanto a ricordare Ortiz, grande studioso e allievo del grandissimo Bronislaw Malinowski che firmò la prefazione a questo testo dalla famosa Yale University dandogli un suggello scientifico di altissimo livello. Ortiz osservando a Cuba un pullulare di culture diverse tra loro contaminate, dalla creola alla spagnola, americana e antillana, coniò il concetto di transculturazione che vuol dire ‘attraversamento di culture’. In questo incontro tra culture si perde qualcosa della propria, ma ci si arricchisce prendendo dagli altri: è ‘toma y daca’, che vuol dire appunto ‘prendi a dai’, che è alla base della transculturazione“.




































































