Il pensiero transculturale

Riparlare di quest’idea oggi è fondamentale in tempi in cui imperano e si diffondono ottuse chiusure nazionaliste e si dimentica che la cultura è sempre un fatto dinamico, mai statico e sigillato. “Ai nostri giorni queste riflessioni risultano un attacco scientifico e culturale all’idea minacciosa del pensiero unico – spiega Ancora – ogni cultura infatti ha un suo valore specifico e Ortiz chiarisce che non esiste nessuna gerarchia tra le culture, perché ognuna ha la propria dignità. Questa è la ricchezza del suo messaggio ed è estremamente attuale. Oggi non ci sono spazi per una cultura non standardizzata, omogeneizzata e che non risponda a delle logiche prestabilite politiche e culturali. Le culture non predominanti, minoritarie, hanno pochissimo peso, se non proprio nessuno. Risuonano utili ancora le parole di Gramsci sulla subalternità culturale…”.

Entra così nel dibattito politico del presente la voce dell’antropologo Ortiz che parlò ben 80anni fa di transculturalità, idea destinata ad un grande futuro, l’unico possibile dell’umanità. “Le culture si contaminano e si contagiano reciprocamente e in questi scambi nasce ricchezza, valore, futuro” spiega Ancora, ricordando anche che “la cultura è un concetto mobile, mai statico e che il suo dinamismo la porta a contatto con altre culture. E in questo reciproco contatto si va avanti insieme nel virtuoso meticciato della transculturazione”.

La metafora scientifica di contrapposizione dialettica usata da Ortiz parla di due espressioni di mondo: del tabacco, audace, amaro e profumato, e dello zucchero (che è femminile in spagnolo) che è dolce, prudente e non ha odore. “Il concetto fondamentale è far capire che tutte le culture crescono perdendo i loro confini e ridefinendosi di continuo in un processo dinamico, senza pensare di imporre un pensiero dominante sulle altre” spiega Ancora.

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” del 24 dicembre 2025]

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