di Rocco Orlando

Si amplia sempre più il divario dell’aspettativa di vita tra anziani a reddito elevato e quelli con reddito basso, che muoiono fino a 9 anni prima dei più abbienti. E’ quello che emerge da uno studio condotto dal National Council on Aging (NCA) degli Stati Uniti e dal Leadingage long-term services and supports (LTSS) Center dell’Università del Massachusettes a Boston, che ha valutato l’impatto delle condizioni socio-economiche negative sugli over 60 statunitensi coinvolti nell’Health and Retirement Study, lo studio nazionale degli USA su salute e pensione. Lo studio ha evidenziato che gli anziani che appartengono al 20% più povero della popolazione con un reddito medio inferiore a 20.000 dollari l’anno, muoiono con una frequenza quasi doppia rispetto ai loro coetanei con un reddito annuo pari o superiore a 120.000 dollari annui.
Questi risultati dimostrano che la longevità non è solo legata alla genetica o al controllo dei fattori di rischio, ma è anche il risultato di un sistema sociale e sanitario che richiede scelte politiche e di responsabilità pubblica, a fronte della privatizzazione che avanza con una percentuale dei servizi “out-of-pocker” superiore al 15% della spesa sanitaria totale. Quindi, la longevità deriva da un equilibrio tra fattori genetici, che influenzano per il 20-30%, e fattori modificabili legati allo stile di vita, come alimentazione sana, attività fisica regolare, gestione dello stress, qualità del sonno, relazioni sociali e assenza di abitudini dannose come fumo, alcool.




































































