
Dario Leosco, presidente della Società Italiana di Gerontologia e Geriatria e prof. ordinario di Geriatria presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II dice che nel periodo compreso tra il 2018 e il 2022 il tasso di mortalità degli over 60 economicamente più svantaggiati ha raggiunto il 21%, quasi il doppio rispetto al 10.7% dei soggetti più benestanti; e ancora riporta che lo svantaggio socio-economico espresso in termini di reddito, istruzione, alloggio si fa strada nell’organismo creando, in misura inversamente proporzionale al reddito, uno stress cronico che può portare ad una infiammazione sistemica di tutti i tessuti. Questa situazione a sua volta favorisce l’insorgere di malattie neurovegetative, cardiovascolari e oncologiche. La scarsità economica si trasforma quindi anche in un fattore di rischio biologico che accorcia l’esistenza e riduce gli anni vissuti in buona salute. Occorrono politiche per garantire un invecchiamento sano e quindi bisogna tutelare la sanità pubblica sempre più ristretta e meno accessibile.
La povertà non deve negare il diritto fondamentale alla salute e ad una vita dignitosa. “Anziani, la povertà come fattore biologico di rischio: il gap socioeconomico taglia l’aspettativa di vita fino a 9 anni”, come scrive nel suo articolo Isabella Faggiano. “La povertà in Italia secondo i dati Istat 2023-2024 colpisce 5,7 milioni di persone (circa il 9,7-9,8% della popolazione) e 2,2 milioni di famiglie con una incidenza più alta nel Mezzogiorno (886 mila famiglie), seguita dal Nord Ovest (595 mila famiglie) e il Nord Est (395 mila famiglie), mentre il Centro conferma i valori più bassi. L’incidenza della povertà assoluta si osserva per tutte le fasce di età”.
Un altro articolo pubblicato il 2 dicembre su “insalutenews.it” dal titolo “Italia malata di povertà: oltre mezzo milione di persone non può curarsi” riporta: ”Le persone che vivono in povertà sanitaria sono per lo più uomini (51,6% del campione) contro il 48,4% delle donne e persone in età adulta compresa tra i 18 e i 64 anni pari a 58%. Particolarmente importante è la quota dei minori che sono 145.557 pari al 29% più degli anziani che corrispondono al 21.8 % (109.419)”. E continua: “Nell’anno in corso 501.922 persone si sono trovate in condizioni di povertà sanitaria e hanno dovuto chiedere aiuto a una delle 2034 realtà assistenziali convenzionate con il Banco Farmaceutico per ricevere gratuitamente farmaci e cure che altrimenti non avrebbero potuto permettersi. E il Banco Farmaceutico opera, grazie al sostegno e a migliaia di volontari, farmacisti, aziende e cittadini, la gratuità delle cure. Nel 2024 il 5.3% della popolazione ha rinunciato per ragioni economiche a visite ed esami specialistici, mentre il 6.8% ha rinunciato per le lunghe liste d’attesa”.
Oggi il problema è ancora più grave perché sono aumentate le diseguaglianze di reddito con una povertà assoluta crescente tra gli anziani che in Italia sono un milione di over 65. Infatti, un precedente studio internazionale pubblicato nel 2017 sul British Medical Journal, nell’ambito del progetto europeo Life Path,, che ha coinvolto anche l’Italia, “aveva dimostrato una riduzione più contenuta dell’aspettativa di vita delle persone dai 4 ai 7 anni associata a una posizione socio-economica svantaggiata con un impatto negativo paragonabile a quello provocato da altri fattori di rischio come sedentarietà, diabete, fumo”.
La scienza evidenzia come la povertà sia legata a disuguaglianze economiche, sfruttamento delle risorse, instabilità politica, crisi climatica e mancanza di accesso a beni essenziali come cibo, acqua, istruzione, cure. Quindi la povertà non colpisce solo il reddito, ma accorcia la vita traducendosi in anni di longevità persi e in un peggioramento della qualità della vita: questo è il messaggio che è emerso dal Congresso Nazionale della Società di Gerontologia e Geriatria tenutosi a Scampia, polo didattico della Università di Napoli, Federico II e che si è tenuto dal 17 al 20 dicembre 2025 con il titolo “Liberi e Longevi”, facendo riflettere sul legame tra condizioni socio-economiche, salute e diritto ad un invecchiamento sano.
L’agenda 2030 dell’ONU mira a sconfiggere la povertà entro il 2030. L’agenda comprende un programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità, sottoscritto il 25 settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri delle Nazioni Unite e approvato dall’Assemblea Generale dell’ONU. Il programma è costituito da 17 obiettivi per lo sviluppo sostenibile da raggiungere in ambito ambientale, economico, sociale e istituzionale entro il 2030. I 17 obiettivi, tutti interconnessi per un futuro sostenibile, sono: povertà (1), fame zero (2), salute (3), istruzione (4), parità di genere (5), acqua pulita (6), energia pulita (7), lavoro e crescita (8), innovazione (9), disuguaglianze (10), città sostenibili (11), consumi responsabili (12), clima (13) vita marina (14), vita terrestre (15), pace (16), partnership (17) per un totale di 169 traguardi “target” da raggiungere. Sicuramente questo programma non risolve tutti i problemi, ma rappresenta una buona base per costruire un mondo diverso e dare a tutti la possibilità di vivere in un mondo sostenibile da un punto di vista ambientale, sociale ed economico. Ma il primo obiettivo mira a porre fine alla povertà in tutte le sue forme (assoluta o estrema, relativa) e dimensioni in tutto il mondo, misurata come persone che vivono con meno di 1,25 $ al giorno. Il secondo obiettivo è quello di ridurre la fame di uomini, donne e bambini di ogni età che vivono in povertà in tutte le sue dimensioni in base alle definizioni nazionali. Il terzo è quello di implementare i sistemi adeguati di protezione sociale e il quarto è garantire che tutti gli uomini e le donne abbiano uguali diritti alle risorse economiche, all’accesso ai servizi di base, alla proprietà e al controllo sulla terra ed altre forme di proprietà, all’eredità, alle risorse naturali, alle appropriate tecnologie.
In Italia esiste l’alleanza contro la povertà nata alla fine del 2013 e raggruppa un insieme di soggetti sociali che vogliono contribuire alla costruzione di adeguate politiche pubbliche contro la povertà nel nostro Paese. L’alleanza è costituita da 35 organizzazioni tra realtà associative, rappresentanze dei comuni, rappresentanze delle regioni e sindacati. La povertà assoluta o estrema è la incapacità di permettersi i beni e i servizi essenziali (cibo, acqua, casa, vestiti, istruzione) necessari per condurre uno stile di vita minimamente accettabile e per garantire la sopravvivenza, indipendentemente dal reddito medio del Paese. E sono 700 milioni di persone al mondo che vivono in povertà estrema di cui 333 milioni di bambini. E in Italia le persone anziane over 65 che vivono in povertà assoluta sono circa 1 milione pari al 6,2-6,7 di tutti gli over 65. La povertà relativa è la impossibilità di fruire di beni e servizi in rapporto al reddito di un determinato Paese. Chi si trova in povertà relativa, potrebbe avere il minimo necessario per la sopravvivenza, ma non usufruire di tutte le possibilità e i servizi disponibili in un Paese.
Il prof. Leosco dice: “La longevità dipende anche da un sistema sociale sanitario, che deve essere equo ed accessibile a tutte le età”; perciò: “è necessario tutelare la sanità pubblica che diventa sempre più limitata e difficile da raggiungere […]. Oggi noi abbiamo una sanità pubblica più ‘ristretta’ a fronte di una privatizzazione che avanza, che rischia di creare barriere economiche che minano l’aspettativa di vita”.
L’articolo 32 della Costituzione Italiana recita: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”. Il SSN italiano è considerato come uno dei migliori al mondo, grazie anche al principio universalistico che garantisce a tutti i cittadini l’accesso alle cure sanitarie necessarie indipendentemente dal reddito o dallo stato sociale, basandosi sui principi di universalità, equità e solidarietà. E anche oggi il SSN italiano viene visto dal 91% degli Italiani come un valore prezioso, anche se negli ultimi anni il servizio sanitario ha mostrato segni di fragilità: liste d’attesa sempre più lunghe, carenze di personale, risorse economiche insufficienti e difficoltà nel garantire un accesso uniforme alle cure su tutto il territorio nazionale. Ha comportato un aumento delle spese sanitarie sostenute direttamente dai cittadini, la crescita dei casi di rinuncia alle cure per ragioni di costo e di lunghezza dei tempi di attesa. Quindi la realtà è ben diversa, i ritardi e le inefficienze fanno si che l’accesso ai servizi sanitari sia più teorico che effettivo, a causa di tempi di attesa lunghissimi, inefficienze e disuguaglianze che penalizzano i cittadini più vulnerabili.

Francesco Longo, prof. associato del Dipartimento di Social and Political Sciences dell’Università Bocconi di Milano dice: “L’Italia è ormai il secondo paese più anziano del mondo, la spesa sanitaria è rimasta costante nel tempo, mentre le esigenze dei cittadini continuano ad evolversi e questi si aspettano un servizio sostenibile ed efficiente. Se Francia, Germania e Regno Unito finanziano i rispettivi sistemi sanitari nazionali al 9-11% sul PIL, l’Italia si mantiene costante sul 6.3- 6.8% sul Pil, contro una media europea del 7.5%. Questa differenza si traduce in una minore capacità del SSN di rispondere tempestivamente alle domande di salute, in particolare per la popolazione cronica (pari al 41% dei residenti) e per gli oltre 4 milioni di anziani non autosufficienti. E “rendere sostenibile l’universalismo è la vera sfida che la sanità pubblica italiana ha davanti a sé, ma è necessario prendere atto di questo vincolo e ragionare come mettere ordine al sistema: i consumi delle stesse prestazioni sanitarie variano anche del 100% tra territori simili di una stessa Regione e c’è un forte divario tra quanto prescritto e quanto erogato e ciò danneggia le prestazioni del SSN”.
Il rapporto FnoMceo – Censis 2025 segnala che il 91% dei medici ritenga sempre più difficile e stressante lavorare nel SSN, con oltre il 74% di rischio di Burnout. Le carenze strutturali e il sovraccarico di lavoro generano un clima di tensione che penalizza sia i professionisti sia i pazienti. In questo contesto la sanità privata convenzionata, cioè le strutture accreditate che erogano prestazioni per conto del SSN si configura come un partner strategico per affrontare le criticità del sistema pubblico. Negli ultimi anni, gli ambulatori e i laboratori accreditati hanno assunto un ruolo sempre più rilevante nel sistema sanitario arrivando a rappresentare circa il 60% del totale delle strutture che erogano assistenza specialistica ambulatoriale superando numericamente le strutture pubbliche. C’è una crescita costante delle spese sanitarie private (12,7% negli ultimi 5 anni) sollevando interrogativi importanti sulla suscettibilità alle cure, oggi sempre più legate al reddito e alla efficienza del sistema sanitario regionale. La sanità privata convenzionata colma i vuoti del sistema pubblico, ma riduce anche le diseguaglianze territoriali e sociali nell’accesso ai servizi sanitari.
Le strutture private convenzionate per erogare prestazioni sanitarie coperte dal SSN devono rispettare specifici standard di qualità e sicurezza, stabiliti a livello regionale; queste strutture private sono rimborsate dal SSN sulla base di un budget annuale prestabilito. La sanità convenzionata riduce le liste d’attesa, migliora la continuità assistenziale territoriale, quindi colma le carenze con visite specialistiche e diagnostica per immagini, favorisce la presa in carico dei pazienti cronici, facilita l’integrazione tra ospedale e territorio, promuove la prevenzione e la medicina di iniziativa. Tuttavia l’integrazione tra pubblico e privato non è sempre lineare per: difficoltà di interoperabilità, criteri disomogenei di accreditamento e rimborso a livello regionale, una visione talvolta competitiva anziché collaborativa, tra strutture pubbliche e convenzionate.
Riferimenti bibliografici
www.unibocconi.eu. Si può rendere sostenibile l’universalismo del SSN?, 4 dicembre 2024.
www.portale-fnomceo.it, Rapporto Fnomceo-Censis, 12 marzo 2025.
www.insalutenews.it, Italia malata di povertà…,2 dicembre 2025
www.salutenews.it, La povertà mina la salute: pesa su invecchiamento e longevità. 18 dicembre 2025
www.sanitainformazione.it, Anziani, la povertà come fattore biologico di rischio: il gap socioeconomico taglia l’aspettativa di vita fino a 9 anni. Isabella Faggiano 18 dicembre 2025.
www.sanità-privata-convenzionata.com, Sanità privata convenzionata: come facilitare l’integrazione con il SSN? di E. Grilli, 10 luglio 2025.




































































