di Guglielmo Forges Davanzati

Come è noto, la Direttiva UE 2022/2041 del Consiglio e del Parlamento europeo del 19 ottobre 2022 raccomanda l’introduzione del salario minimo nei Paesi membri, nella misura pari al 60% del salario lordo mediano e del 50% del salario minimo, al fine di contrastare la diffusione del lavoro povero. Si raccomanda anche di estendere la contrattazione collettiva ad almeno il 70% dei contratti di lavoro in essere.
È altresì noto che il Governo Meloni ha assunto una posizione contraria all’introduzione del salario minimo legale e che il CNEL ha motivato questa avversione argomentando che i salari fissati dalla contrattazione collettiva (CCNL) sarebbero già adeguati e che il salario minimo potrebbe produrre fallimenti di piccole imprese e licenziamenti.
La seconda motivazione che sostiene la posizione contraria al salario minimo fa riferimento ai potenziali effetti inflazionistici derivanti dall’aumento dei salari monetari. Si tratta della cosiddetta spirale salari-prezzi che, secondo un’interpretazione tanto diffusa quanto opinabile, fu alla base dell’elevata inflazione italiana degli anni Settanta.




































































