Manco p’a capa 289. Quello che Mattarella non dice…

di Ferdinando Boero

Il discorso di fine anno del Presidente Mattarella ha rievocato gli eventi che hanno segnato gli ottant’anni della Repubblica. I prossimi, per me, saranno settantacinque e i ricordi di quegli 80 anni iniziano 66 anni fa, nel 1960, quando, in una famiglia di portuali genovesi, sentivo parlare della rivolta popolare che avrebbe portato alla caduta del governo Tambroni. Si parlava di un “brichettu” (che in genovese vuol dire fiammifero) che, poi, sarebbe diventato Presidente della Repubblica. Era Sandro Pertini, e mio nonno Nando mi portò a sentirlo, in Piazza della Vittoria. Mattarella ha menzionato diversi eventi e, arrivato a Falcone e Borsellino, ha interrotto il racconto. Era il 1992 quando i due Magistrati furono uccisi, con chi li accompagnava. Scavavano sulle commistioni tra mafia e politica, e non erano i soli a far fronte alla degenerazione della gestione della cosa pubblica, diventata “cosa loro”. Già nel 1974 lo scandalo dei petroli, sollevato dal pool genovese dei Pretori d’Assalto, rivelò la corruzione dei partiti di governo da parte dei petrolieri, che bloccarono la scelta nucleare, visto che allora l’elettricità si produceva bruciando il loro gasolio.

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