USA-Venezuela: quali scenari dopo Maduro?

Alle origini dell’escalation militare

Le tensioni fra Stati Uniti e Venezuela avevano iniziato ad acuirsi con il dispiegamento militare statunitense nel Mar dei Caraibi contro i cartelli della droga riconducibili al Cartel de los Soles[2] e considerati da Trump come organizzazioni terroristiche. Difatti, nel mese di agosto 2025, il Presidente americano aveva imposto una taglia sulla testa di Maduro, promettendo una cospicua ricompensa per chiunque fosse stato in grado di arrestarlo. Successivamente, erano iniziate svariate aggressioni[3] a presunte imbarcazioni dedite al narcotraffico, fino a quando, tra novembre e dicembre, i toni fra i due Presidenti sono divenuti alquanto accesi, con Trump che minacciava l’avvio di un’operazione terrestre contro i narcos.

Quali sono i reali obiettivi di Washington?

Tuttavia, gli obiettivi statunitensi vanno ben oltre la lotta al narcotraffico e al terrorismo, abbracciando la sfera politica e quella economica, soprattutto se si considera che il traffico di Fentanyl, responsabile di un elevato numero di vittime negli Stati Uniti, avviene attraverso la rotta pacifica, passando per il Messico, e non per il Venezuela, da cui parte, invece, il traffico di cocaina. Il fine ultimo della drammatica evoluzione degli eventi in Venezuela è perciò riconducibile ad un cambio di regime, per mezzo della condanna di un dittatore[4] che ha soffocato il suo Paese per anni, violando i diritti dei cittadini e distruggendo l’economia. A ciò si aggiunge lo spiccato interesse americano per le riserve petrolifere venezuelane, considerate le più grandi al mondo[5], e perciò un vero e proprio asset per Washington, in un momento cui la superpotenza sta rivendicando la sua sfera d’influenza sull’intero continente – la cosiddetta dottrina Monroe –, anche in opposizione all’espansionismo cinese.

Stando alle parole di Trump, che nel corso delle ultime ore non ha esitato a condividere aggiornamenti in tempo reale sui suoi profili social, dove abbiamo visto il Presidente venezuelano in tuta, bendato ed ammanettato, saranno gli Stati Uniti a guidare il Venezuela in questo momento di transizione, intervenendo attivamente nel mercato del petrolio. Attualmente, la guida del Paese è stata assunta ad interim dalla Vicepresidente Delcy Rodríguez, mentre sembra essere naufragata la possibilità che tale ruolo venga ricoperto dalla leader dell’opposizione, nonché premio Nobel, María Corina Machado. Come dichiarato dallo stesso Trump: “Machado non ha il rispetto e l’appoggio sufficienti per guidare il Paese in questo momento. Il segretario di Stato Marco Rubio ha avuto una lunga conversazione con la vicepresidente Rodríguez, che si è messa a disposizione. Credo che non abbia avuto altra scelta”[6].

Le reazioni internazionali e la violazione del diritto

L’attacco Usa ha suscitato plausi e critiche da parte della comunità internazionale. Russia, Iran, Brasile e Cuba hanno definito illegali le azioni americane; lo stesso dicasi per Cina e Turchia, che si sono schierate al fianco di Maduro. La Colombia di Gustavo Petro ha parlato di un’aggressione alla sovranità di tutta l’America Latina, sostenendo la necessità di un intervento internazionale, mentre il Messico di Claudia Sheinbaum ha richiamato l’attenzione sull’articolo 2 della Carta Onu, che vieta esplicitamente l’uso della forza. L’Italia, pur non avendo riconosciuto la vittoria elettorale di Maduro, ha criticato l’intervento militare, considerando al contempo legittima la difesa contro attacchi alla sicurezza di un Paese e continuando a monitorare la situazione del cooperante Alberto Trentini. La Francia ha criticato le azioni americane, mentre le posizioni di Merz e Starmer sono state più caute. Se da un lato, il cancelliere tedesco ha sottolineato la necessità di un governo legittimo per il Paese sudamericano, dall’altro, il premier britannico ha affermato di attendere informazioni più approfondite al riguardo. Non sorprende invece trovare al fianco di Trump il Presidente argentino Milei, che ha celebrato sul suo account X la cattura di Maduro. Infine, la Spagna di Sánchez si è proposta come mediatore, pur riaffermando la validità assoluta ed inviolabile dei principi sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite.

Al momento sembra prevalere uno scenario di estrema incertezza, in cui si inserisce la possibile reazione dei maduristi fedeli al Presidente e la conseguente risposta di Trump, che ha minacciato un ulteriore intervento a Caracas qualora si riveli necessario. Ciò dimostra ancora una volta come l’unica cosa che sembra contare sia la forza e non il diritto internazionale, strumento che appare ormai obsoleto e privo di qualsiasi valenza, in un contesto internazionale non più in linea con l’assetto multilaterale delineatosi all’indomani della Guerra Fredda e sul quale gli Stati moderni avevano scommesso. Lo stesso Trump ha infatti bypassato ripetutamente il Congresso, facendo appello al suo ruolo di Presidente, tradendo esplicitamente il ritorno all’isolazionismo americano tanto decantato all’inizio del suo secondo mandato e minacciando rappresaglie anche in altri Paesi dell’America Latina, considerata il “cortile di casa”. La domanda sorge dunque spontanea: siamo dinanzi ad un nuovo ordine mondiale sempre maggiormente governato dalla legge del più forte?


[1] La struttura è nota per aver ospitato (e ospitare ancora oggi) detenuti quali Joaquín “El Chapo” Guzmán, narcotrafficante messicano, e Luigi Mangione.

[2] Questo cartello nasce dalla connivenza dell’esercito venezuelano, sempre più coinvolto nel traffico di droga. Secondo Trump, ci sarebbe proprio Maduro a capo del gruppo criminale.

[3] Nel corso di tali aggressioni si sono contate anche svariate vittime.

[4] Maduro è infatti considerato un Presidente illegittimo, soprattutto in seguito alle elezioni del 2024, vinte formalmente da Edmundo González Urrutia, oggi in esilio in Spagna.

[5] Nel corso dell’escalation nel Mar dei Caraibi, gli Usa avevano sequestrato una petroliera al largo della costa venezuelana.

[6] Delcy Rodríguez, la signora del petrolio che deve trattare con Washington https://www.repubblica.it/esteri/2026/01/04/news/delcy_rodriguez_venezuela_presidente_ad_interim_maduro_chi_e-425075273/

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