di Antonio Lucio Giannone

Nel 1938 Ennio Flaiano viveva ormai stabilmente a Roma dove, com’è noto, era arrivato dalla natia Pescara nel 1922 per studiare al Collegio Nazionale. Dopo il Liceo Artistico, aveva frequentato la facoltà di Architettura che poi aveva abbandonato. In campo giornalistico, aveva esordito nel 1933 con tre articoli di critica letteraria su «Occidente» e uno su «L’Italia letteraria», mentre nel 1935 aveva iniziato a collaborare al settimanale «Quadrivio» con pezzi di critica d’arte. Nell’ottobre di quell’anno parte per la campagna d’Etiopia da dove torna in Italia nel novembre del ‘36. A Roma frequentava un gruppo di scrittori e artisti che comprendeva, fra gli altri: Vincenzo Cardarelli, Orfeo Tamburi, con cui aveva diviso una stanza tra il 1928 e il 1930, Guglielmo Santangelo, Alfredo Mezio, Giovanni Omiccioli, Mario Seno, Sante Monachesi[1].
Di questo gruppo facevano parte due fratelli, Francesco e Carlo Barbieri, entrambi nati a San Cesario di Lecce rispettivamente nel 1908 e nel 1910, i quali si erano trasferiti a Roma anch’essi nei primi anni Venti. Francesco aveva frequentato la Scuola d’arte ornamentale e il Liceo Artistico di via Ripetta e si stava facendo conoscere e apprezzare come scultore e disegnatore[2]. Carlo, coetaneo di Flaiano, si era iscritto all’Accademia di Belle Arti ma, insofferente di qualsiasi regola e disciplina scolastica, invece di seguire i corsi dell’Accademia preferiva visitare mostre e musei. Disegnava e dipingeva per un suo esclusivo bisogno personale senza mai esporre le sue opere, che erano conosciute soltanto da pochi intimi[3].




































































