
Rosario Jurlaro. Intellettuale eclettico e scrittore della civiltà contadina, edito da Artebaria, è un profilo definivo e probabilmente definitivo di Jurlaro. Trisolino include gli elementi di informazione in un tessuto narrativo che ne rende avvolgente la lettura. L’ultimo capitolo del libro è dedicato alla produzione narrativa e poetica di Jurlaro, nella quale Trisolino rileva una coerenza e una coesione tematica e vorrei dire anche ideologica, che si può sintetizzare nella condizione del Sud, pensato ed elaborato culturalmente tanto nella dimensione pugliese e salentina quanto in quella dell’area mediterranea. In questa cifra tematica e ideologica assumono rilievo le espressioni della civiltà contadina, le condizioni del popolo e degli umili del popolo, gli strati sociali subalterni. Il ricorso che fa Trisolino a testimonianze sull’uomo e sull’opera, costituiscono un indicatore fondamentale del metodo critico che è stato adottato.
Trisolino fa parte di quella scuola secondo la quale non ci può essere critica letteraria senza l’analisi della dimensione storica; anzi, senza la storia la letteratura non si comprende, oppure si comprende soltanto nei suoi aspetti di superficie. I suoi saggi ne costituiscono la testimonianza. Non solo i saggi, però. Anche la sua poesia si muove nei paesaggi della storia. La sua poesia è fatta di storie che accadono nella storia: inevitabilmente. Ma è fatta anche di ricerca di quegli elementi della storia che si traducono in espressioni di poesia. Sono decenni che Trisolino attraversa i territori di storia e di poesia, e quei territori non sono mai pianure dagli orizzonti chiari; sono sempre boscaglie nelle quali si deve penetrare con curiosità e attenzione senza trascurare neppure un fruscio, nessun particolare, anche quando può sembrare irrilevante. Senza trascurare nemmeno i silenzi: a volte nella boscaglia della storia dentro i silenzi covano i boati. Questo è il metodo di Gerardo Trisolino. Guardare, ascoltare, comprendere, analizzare, interpretare i segni, le voci, i silenzi che vibrano nella boscaglia.
[“Nuovo Quotidiano di Puglia”, giovedì 8 gennaio 2026]




































































