Una statua per Sant’Antonio a Padova: un progetto incompiuto

La diffusione della devozione di Sant’Antonio di Padova nel mondo

di Rocco Orlando

     Il 20 febbraio 1964 sul quotidiano “Il Resto del Carlino” il giornalista Luca Goldoni (1928-2023) scriveva: “Il “boom” di Sant’Antonio, una devozione popolare che si traduce in benessere per tutti. Sono in molti, anche fra i laici, coloro che farebbero un monumento a Sant’Antonio, perché il suo boom è uno dei più clamorosi che abbiano beneficato Padova. Sant’Antonio è un Santo che non si formalizza, è un grande predicatore, conosce l’uso delle parole e sa che, quando parlo di boom, non mi riferisco alla Fede, ma a tutte quelle cose che possono venire dietro la Fede, il turismo, l’economia e tante altre iniziative (come quella del rotocalco, del rotocalco italiano più diffuso nel mondo). Questa esplosione di benessere (boom) legato a Sant’Antonio, ha avuto una lunga incubazione, una preparazione di settecento anni […]. Sono infatti sette secoli che la popolarità del Santo seguita a diffondersi nel mondo: una classifica dei Santi, vedrebbe sant’Antonio in testa”.

     E così spiegava i motivi di questo boom: “Risiedono nella specializzazione che la Fede dei semplici attribuisce a questo Santo, un Santo d’emergenza, un Santo tuttofare, pronto a dare una mano nei problemi spiccioli, nei guai di tutti i giorni, il ragazzino con la varicella, le chiavi di casa che non si trovano, il fidanzato che non si decide ad affrontare l’argomento”.

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