di Gigi Montonato

Nel corso di un’escursione in giornali e riviste di epoca fascista mi è capitato di imbattermi, sfogliando il «Meridiano di Roma» (1936-1943), in una strana recensione critica del poeta salentino Girolamo Comi (1890-1968), a firma di Garibaldo Alessandrini (1886-1964). Era costui poeta e scultore, toscano di un paesino in provincia di Lucca.
Il «Meridiano di Roma» era un settimanale, fondato il 13 dicembre del 1936. Aveva come sottotitolo «L’Italia letteraria, artistica, scientifica» e si poneva nel solco della «Fiera Letteraria» e dell’«Italia Letteraria». Fu diretto fino all’ultimo numero del 1937 da Giovanni Battista Angioletti, dal 1° gennaio del 1938 da Cornelio Di Marzio. Smise le pubblicazioni nell’ottobre del 1943. Cercò di resistere alla caduta del fascismo, 25 luglio 1943, ma riuscì solo a sopravvivere per pochi mesi.
Era una rivista di regime, formato tovagliolo, spartana nella qualità della carta e della stampa, con un’impaginazione approssimativa. Vi pubblicavano articoli personaggi di primissimo ordine, fra cui Giovanni Gentile, Filippo Tommaso Marinetti, Alessandro Pavolini, Dino Grandi. Moltissimi i collaboratori, la gran parte del mondo culturale del tempo, da Curzio Malaparte a Ezra Pound. Vi collaborarono saltuariamente anche dei salentini, come Michele Saponaro, Luciano De Rosa, Francesco Lala, Vincenzo Ciardo, Francesco Politi, Aldo Vallone. Aveva una rubrica, «Letterature Straniere», incredibilmente aperta a tutte le espressioni letterarie del mondo, con traduzioni di testi dei più esperti dell’epoca. Secondo Philip V. Cannistraro «Le concezioni di Di Marzio erano sotto molti profili simili a quelle di Bottai: anch’egli credeva che il fascismo dovesse far posto a tutte le tendenze culturali, ed incoraggiare in modo speciale le idee e gli stili nuovi e d’avanguardia» (La fabbrica del consenso. Fascismo e mass media, Laterza, 1975).
Nel numero del 21 luglio 1940-XVIII c’è la recensione critica di cui si diceva. Riguarda due poeti sotto lo stesso titolo a firma dell’Alessandrini: Cronache di poesia. Lorenzo Giusso e Comi. Stupisce che di Comi non sia stato messo nel titolo anche il nome «Girolamo». Una dimenticanza? Una sciatteria? Forse, ma è più probabile che la ragione fosse altra se nemmeno all’interno il poeta di Lucugnano è citato con nome e cognome e neppure è indicato il titolo della raccolta dalla quale Alessandrini riprende alcune poesie, “regolarmente” senza titolo. Si tratta sicuramente dell’antologia Poesia (1918-1938) pubblicata nel 1939 con la prefazione di Raffaello Prati (Roma, Ed. Libreria Internazionale Modernissima).




































































