di Antonio Devicienti

Una città di pietra friabilissima e come spinta in superficie fuori dall’atelier sotterraneo di architetti in preda a elegantissimi deliri.
Un labirinto di corti chiese e palazzi sognato da mezzosoprani con la passione per il ricamo.
Una profusione di fiori e putti disegnata da poeti disoccupati e sfaccendati.
Una collezione di modanature e aggetti a simulare mondi.
Un teatro teatro di sé stesso concepito da registi e macchinisti e costumisti votati ad abolire il tempo.
Un disegno in inchiostro color carminio su pergamene di tufo ancora intriso di mare.




































































