di Antonio Lucio Giannone

Appendice 1: Lettere di Ennio Flaiano a Francesco Barbieri[1]
I
[Roma] sett. 1938
Caro Francesco,
sei il solito caro amico inguaribile, a te il tempo non ti rovina, nemmeno ti appanna! Per ringraziarti di una cosa tanto gentile, sottile e pura dovrei venire a Milano per darti un abbraccio. Tu sai cogliere gli amici al tallone; e il mio lo conosci quale è! Non ti dico altro vorrei che tu sapessi leggere tra le righe quanto mi hai fatto piacere con quel tuo dono improvviso. Bravo, proprio Baudelaire ci voleva: per una strana combinazione il primo Baudelaire me lo regalò mio fratello tornando dal Belgio[2]: tu mi hai fatto pensare delle cose che stavo per dimenticare o almeno che mi sembrava di poter dimenticare. Capisci adesso quanto mi hai fatto felice? Vorrei anch’io poter fare qualche cosa per te. Non ho avuto più notizia di te, né tuo fratello Ugo ha saputo darmene. Va bene che noi non siamo tipi da epistolario, ma qualcosa per Dio! fammela sapere. Di Lilli[3] dopo una lettera scritta da Milano, non ho avuto più nulla. Si è già dimenticata di un amico che le voleva bene e gliene vorrà ancora? Mi dispiacerebbe. Le ho scritto una cartolina; silenzio.
Il giornale finalmente è composto[4]. Maccari si è fatto ritrovare, dopo tanto tempo, si è scusato e adesso uscirà. Penserò io a mandarne copie a te e alla tua famiglia.
Ugo[5] non mi sembra stia troppo bene. Te lo avviso, scrivigli, mi sembra abbia bisogno di avere qualche tua parola. Io mi trovo in cattive acque e non posso aiutarlo come vorrei.
Ti ripeto, scrivigli.
D’altro cosa dirti? Vita stupida e piena di preoccupazioni idiote; si campa aspettando il temporale.
Vorrei che tu mi scrivessi una riga almeno. Aspetto.
Ti abbraccio
Ennio
Ricevo oggi una lettera di Lilli! È molto triste, ma è decisa a imparare l’italiano. Mi ha detto anche che tu verrai presto a Roma. Vero?
[Lettera manoscritta su carta semplice, su tre facciate, senza busta]




































































