di Augusto Benemeglio

Salento carsico
Che inghiotti i tuoi figli
Nei fiumi sotterranei
Nei corridoi torbidi
Dei santuari
Che rapiscono la luce
E la imprigionano
In gelidi pinnacoli
Di stalattiti e stalagmiti
Equilibri del nulla
Lente gocce d’acqua
Che si fanno eterne
Come l’ambiguo tempo
Nell’oscurità dell’Ade
In una notte definitiva
Qui l’uomo dell’Amigdala
Divora il suo riposo
Qui la “Zinzulusa”
Con i pipistrelli appesi
A testa in giù come stracci
Qui la rada
ove approdò Enea
Qui il suicidio di Saffo
Che si gettò
Dalla rupe di Leuca
Qui cielo e terra
Sempre in fuga d’amore
Precipitano
In brividi di lampi e sangue
Lungo le timide serre.




































































