di Ferdinando Boero

Non sono preparato ad addentrarmi nei tecnicismi che dovrei comprendere per votare in modo consapevole al referendum sulla giustizia. Mi sono preso la pena di cercare di capire le sottigliezze, le modalità di reclutamento dei magistrati, le composizioni delle commissioni, per trovarmi nelle condizioni mentali del povero Renzo, confuso dal latinorum dell’Azzeccagarbugli.
Tutti, però, concordano che la riforma costituzionale non curerà la farraginosità del nostro sistema giudiziario: i processi lunghi e le procedure complicate resteranno immutati. Qualcuno, ad esempio Bocchino, dice che la riforma difende la parte più debole del processo: l’imputato! E io che pensavo che la parte più debole fosse la vittima del reato. Imputati “forti” possono sempre puntare alla prescrizione, pagando abili avvocati che mirino, con sottili cavilli, a rallentare il processo fino alla decadenza dei termini. Spacciando poi la prescrizione per un’assoluzione. La lentezza dei processi favorisce chi punta alla prescrizione.




































































