di Antonio Sedile

La notizia della censura del Simposio di Platone in una università del Texas colpisce per un motivo molto semplice: pensavamo di aver già studiato tutto questo. Non nel senso che il problema fosse risolto, ma che almeno fosse stato storicizzato, compreso, discusso. E invece no: siamo di nuovo al punto in cui un testo filosofico del IV secolo a.C. viene considerato pericoloso perché “interpretabile”. Qui va detta una cosa con chiarezza: non è Platone a essere “woke”, e non è nemmeno il Simposio a promuovere un’ideologia contemporanea. È piuttosto il nostro presente che non sa più distinguere tra studio e propaganda, tra analisi storica e adesione ideologica. Nella cultura greca l’eros non è riducibile né al matrimonio né alla riproduzione. Nel Simposio l’amore tra uomini non è uno scandalo da nascondere, ma un dato della realtà culturale, discusso filosoficamente, simbolicamente, pedagogicamente. Il mito dell’androgino raccontato da Aristofane non serve a “insegnare un’identità”, ma a pensare la mancanza, il desiderio, la ricerca dell’altro.




































































