Medioevo, il volto della città

di Antonio Montefusco

La dialettica tra universale e locale ha nociuto a Roma non tanto sul piano concreto, quanto su quello della sua rappresentazione storica. Se in città come Milano o Firenze le rivolte che portarono alla formazione dei (liberi) comuni furono all’origine di mitologie rivoluzionarie, e ancora oggi nel pensiero politico anglosassone costellano il pensiero repubblicano, anche gli storici più raffinati e critici nei confronti del Papato come Paolo Brezzi avevano difficoltà a riconoscere nella città eterna – appunto – lo sviluppo di una vita sociale, economica, politica allineabile a quella dei grandi centri d’Occidente. Il libro Roma nel medioevo. Paesaggio urbano, arte, società (secoli XI-XV), a c. di S. Carocci, R. Santangeli Valenzani, Roma, Carocci, 2025, costituisce il punto alto di un vero e proprio rovesciamento di paradigma, di quelli che avvengono raramente.

I punti di attacco che hanno ridisegnato completamente, fin dalle fondamenta, il volto della città più importante dell’Occidente, sono talmente tanti che non si può riassumerli. Sicuramente hanno contato degli scavi archeologici come quello della Crypta Balbi negli anni ’80 e poi le scoperte storico-artistiche degli anni ‘2000; storici come Paolo Delogu (autore di un recente Roma all’inizio del Medioevo, sempre per Carocci) hanno attinto proprio alle fonti materiali per colmare la situazione difficile della mancanza di quelle scritte, tranne quel prezioso coacervo di memoria pontificia originalmente in forma di biografia del potere che è il Liber pontificalis, a cui ha dedicato la sua attenzione A. A. Verardi. All’altro punto della cronologia, il Quattrocento, è stato Massimo Miglio prima (e oggi C. Revest) a descrivere le graduali modalità con cui si è disegnata la Roma dell’Umanesimo e del Rinascimento. E infine, due monografie realizzate da storici dell’economia di impianto materialista (Chris Wickham) e della società legato alla scuola delle Annales (J.-Cl. Maire-Vigueur) hanno materializzato un’idea semplice, ma geniale: Roma è “anche” una città come le altre, con le sue dinamiche specifiche – come le altre, appunto – ma anche con una serie di elementi (la cultura laica, il rapporto con i poteri ecclesiastici come fonte di legittimazione e di arricchimento, il peso dell’eredità immateriale dell’antichità) che furono per le altre città continuo termine di paragone.

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