di Rosaria Tarantino

Nel giugno 1966 Paul Ricoeur tenne una conferenza su alcune tematiche trattate dal teologo tedesco Dietrich Bonhoeffer al Centre Protestant de Ouest di Niort, nella regione della Nuova Aquitania. Il testo Bonhoeffer L’interpretazione non-religiosa del cristianesimo, edito dalla Morcelliana, a cura di Ilario Bertoletti, presenta, in prima edizione mondiale, i contenuti dell’intervento del filosofo francese. La conferenza di Ricoeur è di notevole rilevanza perché se da un lato attesta la sua militanza nel protestantesimo francese e il costante confronto con la teologia protestante post-barthiana, quella di Bultmann, Eberling e Bonhoeffer, dall’altro evidenzia il ruolo che nel dibattito teologico del Novecento ha avuto Dietrich Bonhoeffer e il suo Resistenza e resa.
Se Bultmann ed Eberling sono stati fondamentali nella costruzione del modello di ermeneutica come circolo del credere e comprendere, Bonhoeffer offre al filosofo una teologia che coglie la sfida nietzschiana, lanciata con l’affermazione ‘Dio è morto’, e trova il suo posto in un mondo secolarizzato.
Resistenza e Resa è il frutto della raccolta delle lettere e delle annotazioni che Bonhoeffer compilò nei ventitré mesi di reclusione nel carcere giudiziario militare di Tegel, che lo vide ospite a partire dal giorno del suo arresto, il 5 aprile 1943. In tali scritti, curati da Christian Gremmels, Eberhard Bethge e Renate Bethge, sono presenti alcuni temi di cui Bonhoeffer si era già occupato e specifiche questioni che lo accompagnarono per tutta la sua breve vita, quali “Chi sia Cristo oggi per noi”, “Cristianesimo non-religioso”, “Interpretazione non-religiosa” e “Disciplina dell’arcano”.





































































Grazie per questo articolo a mio avviso opportuno, quasi consolatorio in questi tempi bui, oltre che estremamente stimolante culturalmente e moralmente. Faccio giusto qualche considerazione sparsa, da persona comune, senza incursioni in ambito filosofico e teologico in cui sono profana. E dico di getto che l’affermazione nietzschiana “Dio è morto” mi sembra oggi un’illusione. Magari fosse così! Se ciò significasse che “L’essere umano è diventato maggiorenne” e quindi non ha più bisogno di un Dio “tappabuchi”, a prescindere dal fatto che si tratti della sfera pubblica o privata. La mia impressione è che il Dio “deus ex machina”, tanto caro ad una visione del mondo immatura, quasi infantile, sia spesso sostituito da una superstizione becera, ingenua e, aspetto ancora più sorprendente, trasversale a diversi livelli culturali e a diverse latitudini. Mi capita di frequente di sentire le opinioni, a mio avviso, più strampalate sulla vita e sulla morte da persone di media cultura e presunta razionalità. Come se la ragione da sola non fosse assolutamente sufficiente a soddisfare la propria visione del mondo. Per inciso, niente di nuovo, mi pare. E, vivaddio, “Dio esiste!” ” Bonhoeffer…pone l’uomo nel mondo…nell’aldiquà… e fa del cristiano “l’uomo interamente uomo”. Affascinata dalla figura di Gesù Cristo ma totalmente scettica riguardo all’aspetto magico della religione cristiana, leggere che per Bonhoeffer “…nella pienezza della vita…è l’esperienza vera del cammino con Dio” è ossigeno puro. È riconciliazione tra aspetto laico, razionalità e devozione. In tempi minacciosi come questi, che richiedono il massimo dell’impegno proprio quando anche il massimo dell’impegno sembra vano, l’esempio dei grandi ha sempre un valore illuminante.