di Antonio Lucio Giannone

Appendice 2: Scritti di Ennio Flaiano su Carlo Barbieri
- Carlo Barbieri il pittore cui sorrideva l’idea di dipingere oltre la morte
È meglio cancellare subito l’idea che Carlo Barbieri fosse un bohèmien, un tipico pittore ambulante, ché molti forse lo ricordano così, tra via Margutta e Piazza di Spagna, più occupato a vivere che a fare. E il suo aspetto ingannava: giovane dai lineamenti fini, snello, arruffato, ecco il tipo del pittore romantico: infine il fondo umoristico e la noncuranza della sua vita lo ponevano tra quelle persone che mettono tanto ardore nella propria esistenza da restarne poi privi per le loro opere. Pochi supponevano in lui un vero artista: quel tanto che dava a conoscere di sé stesso, i suoi epigrammi i suoi disegni non allarmavano nessuno; ed ecco che iniziata la raccolta dei suoi lavori si è venuto delineando un Barbieri nuovo, un artista puro ed esuberante, che sorprende persino gli amici e quanti altri sospettavano in lui soltanto un buon illustratore.
L’attività del giovane pittore è breve e intensa; altrettanto la sua vita che si svolge in luoghi e condizioni straordinarie; perciò egli acquista ben presto un’esperienza esatta e tragica delle cose. Comincia a disegnare per un bisogno istintivo di tradurre sulle carta i fantasmi della sua infanzia, vissuta a Lecce, la città più barocca e colta delle Puglie.




































































