Octavio Paz Meridiano

di Antonio Prete

Un volume dei “Meridiani”, quasi sempre, è un’impresa corale. Come questo che è di recente uscito, dedicato al poeta e saggista messicano Octavio Paz, premio Nobel nel 1990 (Mondadori, 2025). Ma il coro di traduttori ed esegeti questa volta era guidato da un maestro che, prima che l’opera fosse portata editorialmente a termine e vedesse la luce, ha dovuto mettersi da parte, e tristemente abbandonare la scrittura e la vita. Ernesto Franco, narratore, poeta e per molti anni editor di Einaudi, non solo ha voluto e progettato questo “Meridiano” dedicato a Paz, ma soprattutto ha seguito per lunghi anni le stazioni diverse del cammino saggistico e poetico dello scrittore. E ha tradotto le diverse stazioni di una poesia assai feconda – per variabilità di forme e di modi – e di grande respiro, in un mondo letterario come quello ispano-americano, che a sua volta ha un’efflorescenza di esperienze formali e di poetiche spesso trascurata nella regione delle lettere italiane.

Del grandissimo rilievo e della poliedrica e sempre stimolante presenza che Octavio Paz aveva avuto nella cultura delle Americhe mi resi conto quando, vent’anni fa (il poeta era scomparso da pochi anni) fui invitato in Messico, insieme a una ventina di scrittori di diversi Paesi, alcuni dei quali latino-americani, per una settimana di pubbliche letture itineranti presso teatri e università (giornate di affabile vita in comune, con trasferimenti in aereo o in autobus). Mi accorsi presto che frequenti erano da parte degli scrittori latino-americani presenti nel gruppo – tra questi Alvaro Mutis, Ida Vitale, Elena Poniatowska – i riferimenti a Octavo Paz, all’amicizia con lui, alla partecipazione alle sue diverse riviste, all’attenzione e protezione ricevute da lui in anni di esilio e di difficoltà. Insomma, mi accorsi presto che il grande assente, e nume tutelare, dei nostri incontri era Octavio Paz.

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