Il Salento a inchiostro di china

Già nel titolo di base (Salento a inchiostro di china) e poi nei titoli dei singoli volumi (Come bianchi di farina, Là dove Idrusa sorrise, Venivano all’estremo mare, L’eco di Bisanzio, Nei luoghi della Sirena, Le contrade di Bacco, L’ombra di Tancredi, Regina tra due mari, appare chiaro il carattere più impressionistico e fascinoso dell’impresa di Pascali e Capone rispetto a quella del De Giorgi. Gli scritti di approfondimento aggiungono elementi di completezza e rispondono a volte a quesiti che il lettore si pone. Imponente risulta l’opera di Pascali, che praticamente ha consegnato alla storia il Salento così come si presenta oggi allo sguardo del turista come a quello di chi scopre ogni volta che lo vede qualcosa di nuovo, a cui prima non aveva fatto caso.

Nello specifico di quest’ultimo conclusivo volume, Regina tra due mari. Lecce antica e nuova e il suo territorio (2025), a farla da …regina è Lecce col carico della sua storia, delle sue dinamiche urbane e sociali, con la leggerezza dei suoi miti, con la bellezza dei luoghi e dei prodotti artistici.

Il racconto di Capone è essenziale, come si conviene ad una guida, quasi una didascalia nelle vicinanze delle illustrazioni, per diventare più disteso nella scheda storica. Per approfondire, il volume propone i saggi di Francesco D’Andria (Il “sistema delle tre città: Lecce, Rudiae, Cavallino. La ricerca archeologica negli ultimi 50 anni), di Kristian Toomaspoeg (Lecce e il Salento nel Medioevo: bilancio storiografico), di Mario Spedicato (Lecce in età moderna: indirizzi di ricerca e prospettive storiografiche), di Mario Cazzato (La ripresa degli studi sul barocco salentino nel secondo Novecento)  e di Michele Mainardi (Lecce nei libri: qualche appunto). In appendice due interventi pià letterari, di Daniele Capone (Rapsodia con un terzo silenzioso) e di Antonio Errico (Una città di letteratura). Questi saggi ben s’inseriscono nel volume e nello spirito dell’opera. D’Andria fa il punto sull’archeologia, Spedicato sulla storiografia,  Cazzato sul barocco, Errico sulla letteratura. In buona sostanza riprendono e spiegano in declinazioni diverse quel che Pascali e Capone hanno fatto, uno con la punta di china e l’altro col racconto disteso. Se lo scopo era quello di lasciare ai posteri elementi per far loro conoscere le nostre cose e i nostri tempi così come sono oggi, si può dire che siano riusciti molto bene. 

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