Lettera 44 20. Chill. Quell’indugiare che somiglia tanto al pensiero meridiano

di Antonio Errico

Chill. Ha un bel suono. Chill. Vuol dire rilassamento, tranquillità, relax, calmo, tranquillo, senza stress. Chill. E’ una parola che proviene dall’universo della GenZ e della Gen Alpha. L’Accademia della Crusca l’ha scelta come parola giovane dell’anno 2025. Chill non è quell’otium ideale di vita di cui diceva Seneca. Chill è tutta un’altra cosa; ha tutta un’altra storia. A me ha riportato alla memoria quel Pensiero meridiano che Franco Cassano pubblicò trent’anni fa. Dove scriveva che bisogna essere lenti, amare le soste per guardare il cammino fatto, dare il nome agli angoli, agli alberi ai pali della luce, portarsi dentro i propri pensieri lasciandoli affiorare a seconda della strada;  fermarsi su un lungomare, su una spiaggia, su una scogliera inquinata. Andare lenti, diceva, vuol dire rispettare il tempo, abitarlo con poche cose di grande valore, con noia e nostalgia, con desideri immensi sigillati nel cuore e pronti ad esplodere. Andare lenti vuol dire ringraziare il mondo, farsene riempire.  Aveva ragione Franco Cassano. Ce ne rendiamo conto ogni giorno. Forse si ha bisogno di conquistare  una saggia lentezza. Si ha bisogno di apprendere, o riapprendere, a fermarsi un istante per un respiro profondo, a prendersi il tempo che ci vuole per  riflettere, meditare sul senso delle cose, sulla loro importanza, sull’incidenza che hanno nel farsi dei nostri destini. 

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