Lettera 44 20. Chill. Quell’indugiare che somiglia tanto al pensiero meridiano

Si ha bisogno di un’intima armonia con i giorni che si attraversano, di una sintonia con le esperienze che ci riguardano; si ha bisogno del dubbio, dell’indugio, della ponderatezza. Soprattutto di un ribadire la consapevolezza che gli attimi ci sono concessi uno alla volta e una volta soltanto.

Si ha bisogno di una lentezza che permette di approfondire i concetti, di mettere a confronto elementi diversi, di riconoscere una valenza al passato come condizione di una crescita che ci ha formati nel modo in cui siamo, con le nostre identità, con i desideri inappagati o realizzati. Spesso di quello che pensiamo e che facciamo in un istante, perdiamo la memoria nell’istante successivo, perché non c’è stata riflessione, perché con il pensiero e con il fatto abbiamo avuto un rapporto sfilacciato e superficiale. Così ci sfugge l’essenziale, che consiste nel comprendere le cause e gli effetti di quello che pensiamo e che facciamo. Allora è come se non l’avessimo mai pensato, mai fatto. Qualcosa che ci è appartenuto evapora, si perde. Spesso la fretta ci costringe a guardare senza vedere, a sentire senza ascoltare, anche a parlare senza dare alla parola un’espressione semanticamente autentica, sostanziale. Così accade frequentemente che quello che vediamo, ascoltiamo, diciamo, non lasci nessuna traccia dentro di noi. Il nostro pensare e agire nella dinamica della fretta comporta la naturale conseguenza della provvisorietà, talvolta anche dell’insignificanza della relazione con gli altri e noi stessi. L’incontro con l’altro si brucia nell’episodicità, si depriva di emozione.

Ci manca il tempo per l’evocazione, per il richiamo, anche per l’invocazione. Ci manca il tempo per il silenzio che scava ed esplora la nostra dimensione interiore, che conforma le nostre percezioni, le nostre sensazioni, che ci mette in corrispondenza con la nostra coscienza e il nostro essere in un luogo, in un tempo, in un modo in cui non potremo essere mai più.

[“Nuovo Quotidiano di Puglia”, domenica 25 gennaio 2026]

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