Il monumento funebre si trova incassato nella parete destra della cappella di s. Francesco nella Basilica di S. Antonio di Padova. Inizialmente la cappella era dedicata a S. Chiara e venne dedicata a S. Francesco nel 1926 in occasione del settimo centenario della morte del Santo d’Assisi. La lapide è sorretta da due putti che poggiano su scudi. A tal proposito, Zaramella scrive: “Un atteggiamento di contrasto fra l’innocenza e le armi”.
Il monumento, attribuito a Giovanni Minello (1440-1528) o al suo ambito, è stato recentemente attribuito ad Antonio Minello (1465-1529) (M. Pizzo 1990) che era figlio di Giovanni Minello. E ancora inizialmente era stato attribuito ad Andrea Briosco detto Il Riccio. Ma oggi la critica propende per Antonio Minello che nella cappella dell’Arca del Santo ha fatto (1512) l’altorilievo (il 1° a sinistra, entrando), che raffigura S. Antonio che riceve l’abito francescano) e l’ altorilievo che raffigura Sant’Antonio che risuscita un bambino annegato (opera sospesa nel 1528 per le condizioni di salute dello scultore che morirà nel 1529; l’opera fu poi completata nel 1534 da Jacopo Sansovino). Ma il mausoleo di Cassandra Mussato quando sarebbe stato fatto? E’ probabile che lo scultore l’abbia fatto contemporaneamente a quello della vestizione del Santo, se si tiene conto della morte di Cassandra avvenuta nel 1506.
E Gonzati definisce il monumento “leggiadro e ricco di marmi peregrini (policromatici) nel quale piena ed aperta ci si presenta l’architettura che detta del Risorgimento, sta per assumere le forme rinnovellate del classico stile. Che poi v’abbia una tal quale somiglianza di ornamenti tra questo mausoleo e la nostra cappella del santo, non può sfuggire a chi con occhio d’artista si faccia ad osservare sia l’una che l’altro. I profili, le linee, le decorazioni sono a un bel circa le stesse e non è punto diverso la varietà dei colori nei marmi…….il sepolcro della Cassandra e la cappella (sono) foggiati sopra il medesimo tipo architettonico stile. E più ancora crederemmo di accostarci al vero, affermando che il Minello, il quale tanto s’adoperò nell’ornar la cappella, prendesse ad eseguir anche questo avello. E ancora Gonzati scrive “che quantunque non manchino qui gli emblemi religiosi, come sono i rametti d’ulivo simboleggianti l’eterna pace, in generale però il carattere di questo cenotafio non ha l’impronta di cristiani sentimenti”.

Padre S. Ruzza scrive: “Il Gonzati non si capacita di quell’asinello eretto in mezzo a tre leoncelli rampanti che appaiono nello scudo di famiglia dei Gabrieli, come si vede nel particolare del mausoleo, che mostra uno dei putti con lo stemma comprendente anche l’asino” .
L. Santinelli, nel suo lavoro “Alla scoperta degli animali nascosti in Basilica” parla del “musso”, che era il simbolo della prestigiosa famiglia padovana Mussato.
Gonzati non si dà pace perché i Mussato abbiano scelto come stemma un “musso” e scrive: “Strano antagonismo per altro che una stirpe, la quale fu posta e si mantenne in onore per buoni studii, per nobili ingegni, per opere generose, recasse a suo stemma quello stupido animale, detto musso nel nostro volgare, e somaro in lingua scritta, che nell’uso comune ci è simbolo di altiera e testereccia ignoranza. Se non che la voce pubblica, per rendere ai Mussato la meritata testimonianza di lode, ed in particolare ad Albertino, li designava fino ab antico col nome di casa dei poeti. Ma essi restando fidi alla usata impresa, come si vede altresì negli stemmi di questa tomba, continuarono a portarvi un asinello azzurro eretto, in campo d’argento”.
A proposito di Cassandra Mussato, il Gonzati riporta: “Di sì illustre lignaggio (nota 2) scendeva Cassandra, che in difetto di documenti che lo dimostrino, amerei far credere figlia di quel Pietro Mussato che nel 1486 aveva avuto l’incarico di sopraintendere alla fabbrica della gran torre che voleasi innalzare a fianco della nostra Basilica. Nulla però sappiamo che si riferisca in modo particolare alla nostra Cassandra: nonpertanto convien dire ch’ella andasse fornita d’ogni buona dote dell’animo e fors’anche della persona, se il marito Pietro De’Gabrieli visse unanime con esso lei per ventitre anni, e volle che le sue ceneri le posassero accanto. Prescrisse, inoltre che, all’infuori di loro due, il monumento fosse chiuso agli altri eredi.

Ma se non in questa tomba, certo nella medesima cappella furono sepolti parecchi altri dei Gabrieli. Lo si raccoglie dall’arma gentilizia sovrapposta alla fossa terragna scavata nel mezzo (della cappella). Cotal arma che si compone di una fascia azzurra con tre leoni rampanti in campo d’argento appartiene senza contrasto ai Gabrieli di Padova, simile com’è all’altra, scolpita nello scudo sorretto dai due piangenti puttini che fiancheggiano il mausoleo di Cassandra. Qui, pertanto secondo lo Scardeone, scrittore contemporaneo, fu sepolto Gaspare dei Gabrieli (nota 3), probabilmente figlio di Pietro, che de’ suoi tempi s’acquistò fama di filosofo, di medico, di poeta; già profesore nello studio di Ferrara e morto fra noi il 1553 nella non tarda età di 58 anni. Degli altri non ci fu conservata memoria”.
Zaramella scrive: “In genere le tombe sono preparate per sé, per i suoi, per i discendenti nati legittimamente dai figli dei figli. Nella tomba di Cassandra Mussato invece il marito sancisce, in modo irrevocabile: dopo la mia dolce sposa non sarà più sepolto alcuno” quasi a salvaguardare lo loro felice unione e sintonia di anime anche dopo morte”. E ancora “il marito era vissuto con lei un cuore solo e un’anima sola e non voleva che la presenza di alcun estraneo turbasse la loro unione, neppure dopo morte”.
Note
Nota 1. I Da Rio erano una famiglia di banchieri, notai, commercianti veneziani che dal Trecento si stabilirono vicino a Padova e precisamente nella zona che oggi è chiamata Rio, frazione del Comune di Ponte S. Nicolò. Possedevano una villa a Rio ed un palazzo a Padova in via Dante. Lo stemma era un fiume (rio) d’argento su un campo azzurro, simbolo che richiama l’origine del cognome. Tra la famiglia Da Rio viene ricordato Antonio (1300-1450) che fu un uomo d’arma e capitano generale della Chiesa; difese Castel Sant’Angelo da una rivolta papale contro papa Eugenio IV, fuggito a Firenze, e sventò una congiura contro lo stesso papa che gli eresse un monumento equestre sulla porta di bronzo di S. Pietro, mentre un basso rilievo a cavallo si trova nel Foro Romano. Fu sepolto nella chiesa di Santa Maria di Montefalcone. Nel 1783 lo scultore Luigi Verona, su commissione di Alvise Mocenigo, vice podestà di Padova, scolpì una statua collocata in Prato della Valle a Padova.
I Da Rio avevano il giuspatronato sulla cappella di S. Chiara della Basilica del Santo come risulta da un documento del 13 marzo 1420 (Archivio Sartori), ma il 12 febbraio 1427 Donna Ursolina da Rio, figlia di Pietro, fece testamento lasciando a Giovanni Gabrieli la cappella, a condizione che Giovanni Francesco Da Rio ed i suoi eredi venissero sepolti nella stessa cappella. Il 2 ottobre 1452 Govanni Gabrieli ordina nel suo testamento d’esser sepolto nella cappella di Santa Chiara, nel sepolcro di famiglia. E nel 1496 Pietro Gabrieli si impegna con i frati del Santo a far celebrare tre messe la settimana per la somma di 40 lire annue.
Come mai la famiglia Da Rio cede il giuspatronato della cappella di S. Chiara alla famiglia Gabrieli?. Probabilmente per ragioni economiche o di estinzioni della linea maschile della famiglia Da Rio; secondo le consuetudini e le leggi dell’epoca che regolamentavano tali diritti in assenza di eredi maschi diretti, il patrimonio passava alle famiglie imparentate o a rami secondari. La famiglia Gabrieli subentrò nel patronato della cappella in quanto imparentati con i Da Rio probabilmente attraverso un matrimonio o per vie ereditarie collaterali, assumendo così la responsabilità e i diritti della cappella.
Nota 2. Chi erano i Mussato?
Una nobile famiglia padovana le cui prime notizie si hanno con Pietro Mussato che con altri nobili padovani cadde nelle mani del tiranno Ezzelino da Romano. Dopo, la figura più importante è Albertino Mussato (1261-1329), letterato, storico, poeta, politico, oratore e ambasciatore presso il papa Bonifacio VIII e l’imperatore Enrico VII di Lussemburgo. Scrisse in latino il poema epico “Ecerinis” (Ezzelino) e narrava le vicende dolorose del Comune di Padova sotto la dominazione di Ezzelino (1237-1256). Scrisse anche altre opere come “Le Imprese dell’Imperatore Enrico VII”, “Le imprese degli Italiani dopo l’imperatore Enrico VII”, “Ludovico il Bavaro”, “Padova consegnata al Can della Scala” . Liberata Padova, nel 1296 fece parte del governo del libero comune guelfo, si oppose ai Da Carrara che volevano diventare i Signori di Padova come i Can Grande della Scala a Verona. Albertino Mussato cadde in disgrazia, fu espropriato dei suoi beni come un traditore e fu cacciato dalla sua città: infatti morì esule a Chioggia nel 1329. Nel Natale del 1315 gli venne riconosciuto il titolo di poeta laureato davanti al Senato e all’Università di Padova. Nel 1831 gli è stata eretta una statua in Prato della Valle, la n. 28, opera di Giuseppe Petrelli. A Lui è intitolata la riviera Mussato nei pressi del loro palazzo.
Altri personaggi della famiglia Mussato sono Giovanni Francesco (1533-1613) erudito di latino e greco, filosofo, oratore. Gli fu realizzata una statua in Prato della Valle nel 1776 ad opera dell’Accademia dei Rovrati da Pietro Danieletti; statua che fu danneggiata durante la 1a guerra mondiale e fu restaurata nel 1922 da Antonio Penello.
La famiglia Mussato possedeva un palazzo in via Concariola 9, a Padova, fondato nel 1722 su una vecchia dimora Mussato; il palazzo fu costruito da Vitaliano Mussato, su progetto dell’architetto Girolamo Frigimelica (1653-1732) e compiuto dal figlio Galeazzo. La costruzione coronò l’ascesa della famiglia Mussato quando nel 1776 il Gran Consiglio di Venezia conferì a Giulio Antonio, figlio di Galeazzo, il titolo di patrizio veneto; due anni dopo, nel 1778, nella città lagunare, Giulio Antonio sposò Lucrezia Giustiniani, figlia del senatore Sebastiano. Con la morte dell’ultimo erede Alvise, nel 1849 la fastosa abitazione fu messa in vendita e nel 1853 fu acquistata all’asta dal Comune di Padova, compresa la collezione dei Mussato che fu portata al Palazzo Comunale: questo fu il primo passo per la fondazione del Museo Civico di Padova. Il palazzo divenne prima caserma e dal 1877 al 1937 divenne la sede dell’Istituto femminile “Pietro Scalcerle”; in seguito fu sede di altri Istituti e dal 1940 ospita la scuola media “Francesco Petrarca”.
La famiglia Mussato era nota per il vizio del gioco d’azzardo, tanto che Giulio Antonio Mussato nel 1689 fece porre nella facciata interna del palazzo una lapide, ancora esistente, che ammonisce i famigliari dal trattenersi dal gioco d’azzardo, dai giochi alle carte, ai dadi e di fare pegni.; intima anche di pagare le tasse, di tenere in ordine il palazzo e gli altri immobili di loro proprietà. Questi obblighi rimanevano vita natural durante e chi li avesse infranti avrebbe perduto l’eredità. La preoccupazione di Giulio Antonio risultava fondata, un nipote Vitaliano era un giocatore e perse molto denaro. Lo stesso però si ravvede e riesce a mettere in sesto le finanze della famiglia, anzi, attraverso la coltura delle terre possedute riesce a guadagnare abbastanza da poter dar seguito alla rifabbricazione del palazzo nel 1722. E ancora il palazzo era definito “un insieme di dipinti di assoluta qualità” che decoravano l’alcova del marchese Galeazzo Mussato nel suo palazzo di Padova (F. Zava Boccazzi). Lo stemma dei Mussato era un asino (musso in veneto) su campo dorato e nel 1712 fu aggiunta una corona perché Alvise Mussato ebbe una investitura della regia corona e del titolo di conte palatino da parte dell’imperatore Carlo VI.
Nota 3. I Gabrieli o Gabriel o Gabrielli erano una famiglia patrizia veneziana ed aveva come stemma uno scudo con tre leoni rampanti. Oltre a Giovanni, a Pietro, già menzionati compare nella famiglia Gaspare Gabrieli (1494.1553) probabile figlio di Pietro e di Cassandra; egli studiò medicina a Padova, ed era anche un botanico. Nel 1537-38 aveva rapporti professionali con l’Ateneo di Ferrara e nello stesso Ateneo insegnava filosofia naturale negli anni 1540-41; nel 1543, con la istituzione a Ferrara della cattedra dei semplici ne ebbe l’incarico che tenne fino al 1546. Dopo questa data il suo nome non compare nell’elenco dello Studio di Ferrara; può darsi legato al modo con cui teneva le sue lezioni da sembrare più un retore o un poeta e non un medico; e a lungo andare questa situazione provocò una sensibile diminuzione degli studenti con la conseguente soppressione del corso. Tornato a Padova si ritirò dalla vita pubblica e dall’esercizio della professione, rifiutando le numerose offerte di lavoro come insegnamento e come medico che gli pervenivano dalle città vicine, data la fama seguita alla pubblicazione dell’opera ”De Materiae immutatione”. Si diede a coltivare un orto medico a Padova. Due anni dopo il rientro a Padova accetta l’incarico di medico a Portogruaro (VE); dopo non molto tempo fu colpito da una febbre maligna che lo costrinse a tornare con la sua famiglia a Padova e morì il 31 luglio 1553.
Bibliografia
M. Ciato, F. Crisci, U. De Luca, Sante, colte e coraggiose. Figure femminili nella Basilica di Sant’Antonio. Messaggero di Sant’Antonio, Padova, 2018.
B. Gonzati, la Basilica di Sant’Antonio di Padova. Ed. A. Bianchi, Padova 1852.
M. Pizzo, Sculture di Antonio Minello nella Basilica del Santo. Bollettino del Museo Civico di Padova 1990.
A. Sartori, Archivio Sartori. Documenti di Storia e Arte francescana. Vol I Biblioteca Antoniana, Basilica del Santo, Padova 1983.
V. Zaramella. Guida inedita della Basilica del Santo. Quello che del Santo non è stato scritto. Padova, Centro Studi Antoniani, 1996.
F. Zava Boccazzi, Giuseppe Zais. I paesaggi nella stanza dell’alcova del marchese Galeazzo Mussato. Ed. Scripta, 2018.
S. Ruzza, La Basilica di Sant’Antonio. Itinerario artistico e religioso. Centro Studi Antoniani. Padova, 2019.
www.messaggerosantantonio.it, L. Santinelli “Alla scoperta degli animali nascosti in Basilica”. 25 settembre 2017.




































































