I resti di Babele 61. Nell’ Archivio Manni quarant’anni di storia della letteratura

Quando si cominciò era la metà degli anni Ottanta, dunque. Anni appassionati, appassionanti. Erano anni in cui c’erano tutti. La letteratura di queste parti aveva l’ansia di saltare i confini dell’autoreferenzialità, i metaforici muri a secco, voleva confrontarsi con altre esperienze, contaminarsi, contrastare il riflusso, il localismo, fare militanza. Si pensava che letteratura fosse una cosa da fare tutti insieme.    Il 25 gennaio dell’Ottantaquattro esce  il primo numero dell’ “Immaginazione”. Non ci sarebbe stata casa editrice, non ci sarebbe stato archivio, se non ci fosse stata quella rivista. In un editoriale di cinque righe, Piero Manni richiamava la suggestione antica dell’immaginazione al potere. Nella sostanza, la rivista ha ospitato  e continua a ospitare voci provenienti da direzioni diverse, senza delimitazioni culturali, senza vincoli di genere o modelli preconfezionati, con attenzione costante all’innovazione, alla sperimentazione, all’originalità delle forme e dei temi, alla consistenza e allo spessore della scrittura in prosa e poesia. Perché si sa perfettamente che nei fatti della cultura l’unico metodo che garantisce tanto la durata nel tempo quanto l’evoluzione della qualità, è costituito dal coraggio e dalla coerenza nelle scelte che si fanno. Senza questo metodo, è soltanto fuoco di paglia.

[“Nuovo Quotidiano di Puglia”, giovedì 29 gennaio 2026]

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