Un lavoro critico, nel senso originario di questo termine, cioè un lavoro di discernimento e riflessione, di confronto e di argomentazione. Come un artista che assembla visioni e colori sul fondo di una tela con effetti plastici e cromatici imprevedibili, Maritati mette insieme sul tavolo della sua scrivana o, meglio, sul desk del suo computer, una serie di dati e materiali apparentemente indipendenti riunendoli e assemblandoli in tabelle che gli consentono un’analisi comparativa mirata, mai generica e casuale, ma sempre puntuale e sintetica.
Un metodo di ricerca e di analisi, quello di Maritati, collaudato e professionale, che parte rigorosamente dalle fonti autorevoli (ISTAT, Eurostat, Banca d’Italia, Ministero dell’Economia e delle Finanze, Ministero dell’Istruzione, Ministero della Salute, ANCI, Unioncamere, INPS, Agenzia delle Entrate, Arpa e altri Enti di pubblica ricerca e catalogazione) per raccogliere in tabelle comparative i dati ufficiali più aggiornati disponibili su tutte le regioni italiane, sulle macro-aree (Nord Centro Sud) e sulle città metropolitane, da sottoporre ad una rigorosa analisi comparativa in termini qualitativi e quantitativi.
Il risultato finale della ricerca è un risultato aperto, in cui le criticità e i punti di forza del fenomeno Italia esaminato si confrontano continuamente e dialetticamente: emerge un’Italia ancora scissa dal divario Nord/Sud e, a sua volta, separata, in termini di coesione e di opportunità, dal resto d’Europa, priva e deprivata di visioni strategiche efficaci.
Un’analisi quasi spietata quella che i dati ci consegnano, alla quale Maritati non ci sottrae offrendoci, anzi,nel contempoi, un’occasione unica per comprendere la complessità in modo semplice e lineare, senza pregiudizi ideologici, ma con una carica critica profonda e costruttiva che, del resto, costituisce la cifra esclusiva dello stile dell’Autore e della sua vocazione intellettuale.
Pompeo Maritati, infatti, ci propone, alla fine della ricerca, una riflessione senza dubbio complessa e problematica, ma anche ferma e definitiva sulla condizione italiana, tra responsabilità del passato e progettualità del futuro, consegnandoci un quadro realistico di un Paese frammentato e diviso che ha perso la capacità di costruirsi come comunità nazionale nel momento in cui ha ascoltato le sirene del localismo, dei tornaconti tipici dei piccoli spazi e delle piccole patrie, foriere spesso di immobilismo e conservazione, se accolte in termini di chiusura e di autoreferenzialità. La responsabilità politica dei governi che si sono succeduti nell’arco dei decenni non è da meno alla responsabilità civile ed etica della società civile e dei singoli cittadini, che non hanno saputo né, forse, voluto contrastare dal basso l’illegalità diffusa, le pratiche clientelari, l’apatia culturale, l’inefficienza burocratica e la gestione privatistica delle istituzioni.
Tutti fenomeni che hanno contribuito ad accrescere enormemente i disagi della frammentazione storica e le profonde differenze economiche conseguenti, prima fra tutte la differenza e l’arretratezza del Sud rispetto al Nord, che ancora persiste sia livello di macro-aree che di micro-aree e che si traduce in una «lunga sconfitta del Sud». Una perdita di risorse umane e di energie, di occasioni di ripresa e di opportunità, che sembrerebbe inesorabile, se rinunciassimo ad accendere la luce della speranza pratica e operativa, animata dalla buona volontà.
Secondo l’Autore, perciò, la necessità di una spinta al cambiamento emerge ancora nelle intenzioni e nelle azioni di quelle fasce attive della società civile che si spendono in direzione di una consapevolezza operativa e di scelte individuali costruttive. Ad attestarlo sono alcune realtà imprenditoriali, culturali e di progettazione che possono contribuire in maniera determinante a superare le fratture strutturali, come quella Nord/Sud, partendo dalla superficie per giungere in profondità.
A tal proposito, l’Autore ritiene che «l’innovazione imprenditoriale, se supportata da capitale di rischio e da infrastrutture adeguate, potrebbe rilanciare il Mezzogiorno», così come «la cultura se sostenuta da investimenti e da una visione strategica, potrebbe diventare un motore di coesione». Due soluzioni per così dire “classiche”, che tuttavia, come sottolinea lo stesso Autore, non possono avere senso senza una visione politica collettiva capace e responsabile, che purtroppo all’Italia è spesso mancata e continua a mancare. Evidente, allora, che il discorso si allarga, quasi per cerchi concentrici, dalla statistica all’economia, dalla cultura alla politica, tappa quest’ultima definitiva e di non ritorno, giacché solo una “buona politica” consente alla società civile di raccogliere i frutti dell’impegno dei singoli nelle singole comunità.
Si tratta, allora, di recuperare, ci sembra, un tessuto democratico spesso lacerato dall’incuria se non dal malcostume e di ricostruire momenti autentici di cooperazione e di coesione. Per farlo, secondo Maritati, bisogna agire sulle frammentazioni, riconnettendole prima possibile ad una «visione sistemica capace di affrontare le differenze in modo integrato». Integrazione, coesione, cooperazione sono le parole chiave che la lectio di Pompeo Maritati, racchiusa in questa ricerca, ci affida, nella “pars construens” e nella sua proposta concreta, come obiettivi e come strumenti di trasformazione di superamento delle fratture che continuano ad affliggere l’Italia.
Pompeo Maritati, con le sue competenze specialistiche e professionali e le sue doti indiscusse di promotore, operatore e comunicatore di cultura (è fondatore e Presidente dell’Associazione per la Promozione della Scienza e della Cultura (APSEC) di Lecce, oltre che dell’Associazione Italo-ellenica) regalerà agli amici di tò Kalòn una serata di fondamentale “conoscenza”, nel senso filosofico del termine, cioè di “visione”, di trasformazione e di arricchimento etico-teoretico.
Tre operazioni della “vita della mente” che riescono solo se compiute nella relazione di comunità e sotto una buona guida. Ciò che puntualmente Pompeo Maritati promette e mantiene sempre a tò Kalòn.
Non Mancate.
[“Il pensiero mediterraneo” del 4 febbraio 2026]




































































