di Domenico Lassandro – Mario Spedicato

Vi è una tradizione accademica consolidata: omaggiare uno studioso di alto profilo scientifico con una miscellanea di studi all’atto della quiescenza, al momento cioè, in cui per limiti di età abbandona il teatro operativo del suo magistero culturale. Questa tradizione resiste all’usura del tempo, sebbene sottoposta a dura selezione per la dimensione numericamente crescente della platea di docenti che aspira a questo ambizioso riconoscimento. Non tutti però meritano quest’attenzione e non mancano forzature che finiscono per tradire l’originaria ispirazione. Di norma vengono selezionati non solo riconosciuti e autorevoli capiscuola, che hanno lasciato tracce profonde nella ricerca del settore disciplinare di competenza, ma anche studiosi che si sono distinti per i risultati innovativi che hanno assicurato con la loro ricca e apprezzata produzione scientifico-editoriale. Entrambi i due percorsi spesso si sono rivelati coincidenti, cioè alla direzione scientifica espressa all’interno del Dipartimento universitario di riferimento si è sommato l’unanime riconoscimento di studiosi di chiara levatura internazionale, tale da dare maggiore forza e legittimità ad operazioni editoriali di questa natura. È evidente che quando ci si trova di fronte a personaggi di questo spessore la miscellanea di studi diventa ineludibile, un indilazionabile omaggio ai meriti conquistati sul campo, da offrire in maniera generosa ed ampia come segno di gratitudine da parte di colleghi ed allievi, un lascito vivo da trasmettere anche alle future generazioni di studiosi.




































































