di Paolino Nappi

Da qualche anno a questa parte le edizioni Besa Muci di Nardò, nella collana “Bodiniana”, diretta da Antonio Lucio Giannone, uno dei massimi specialisti dello scrittore e ispanista salentino, e fuori di essa, sono andate pubblicando più di una decina di libri dedicati all’opera e alla figura di Vittorio Bodini (Bari 1914 – Roma 1970): si tratta sia di riedizioni di volumi ormai fuori catalogo da tempo (che comprendono poesia, saggistica, prose di viaggio e reportage, narrativa, carteggi, nonché traduzioni, come quella del Lazarillo de Tormes), sia di studi, sia ancora di opere inedite, attinte all’Archivio Bodini custodito presso la Biblioteca Centrale dell’Università del Salento. È il caso di quest’ultimo volumetto, Vite barocche. Trama per un film, (Nardò, Besa Muci, 2025), firmato a quattro mani da Bodini e dal giornalista, scrittore e attore occasionale Gustavo D’Arpe (Palermo 1918 – Roma 1972). Il lavoro, curato con finezza filologica da Antonio Lucio Giannone, consegna finalmente al pubblico un soggetto (I posseduti) e un trattamento cinematografico (Vite barocche) redatti nel 1959 e rimasti fino a oggi inediti, benché depositati alla SIAE e più volte sfiorati da proposte di produzione (in particolare quella della “Daiano film” di Roma, nel 1965). L’introduzione di Giannone ricostruisce con precisione la storia del testo, i rapporti personali e intellettuali tra Bodini e D’Arpe e la complessa stratificazione delle fonti, mettendo in luce come questa scrittura per il cinema si ponga al crocevia tra autobiografismo rielaborato, critica sociale e antropologia del Sud.




































































