di Guglielmo Forges Davanzati

Giorgia Meloni, nella conferenza stampa di inizio anno, ha rivedicato i buoni risultati che il suo Governo avrebbe ottenuto per quanto attiene all’occupazione. È vero che il numero di occupati è in continuo aumento dal 2022, ma sussistono dubbi fondati sul fatto che ciò sia da imputare alle politiche economiche di questo Governo, per almeno tre ragioni.
Innanzitutto, come emerge da una ricerca della Banca d’Italia, un numero rilevante di nuove assunzioni (stimate, per il 2024, ad almeno 300.000 unità) derivano dagli investimenti del PNRR, dunque da decisioni e stanziamenti assunti prima dell’insediamento dell’Esecutivo Meloni. In secondo luogo, la quota di nuova occupazione derivante dagli sgravi fiscali è a carico della fiscalità generale e, dunque, difficilmente può considerarsi strutturale, soprattutto se si tiene conto della necessità di contenere la spesa pubblica per rientrare nei parametri del Patto di Stabilità. Vi è, infatti, evidenza che le decontribuzioni tendono ad accrescere l’occupazione prevalentemente nel breve periodo, senza effetti apprezzabili nel lungo termine. In terzo luogo, come messo in evidenza da molti analisti, per valutare correttamente la posizione del Governo, occorre comprendere le dinamiche del mercato del lavoro italiano anche alla luce dei suoi aspetti qualitativi.




































































