di Adele Errico

Il Western è pugliese. Una Puglia innevata nella quale si aggirano i lupi tra l’Altopiano delle Murge e la fossa Bradanica. Questa feroce bellezza (Einaudi Stile libero, 2026), romanzo d’esordio di Giuseppe Galliani, incontra la tradizione del noir e del western, del southern gothic e del giallo. Al centro un’assordante solitudine che stride con la fisionomia corale del romanzo, velato di atmosfere epiche che sfiorano il tragico. Terre solitarie in cui un unico personaggio, il tenente Ian Dabrowski, avanza silenzioso in un posto che “non è un paese per vecchi” ma nemmeno per giovani visto che, in questa terra, i giovani muoiono: “I capelli del ragazzo erano chiari e ordinati e sembrava che dormisse, le braccia però cascavano lungo i fianchi e l’orologio allacciato al polso doveva essersi fermato. Le ginocchia sfioravano il suolo e i piedi, arretrati rispetto al resto del corpo, erano incastrati fra i tufi. Per questo il busto era sbilanciato e appariva rigido e storto. Il collo era legato a una cima che scendeva da un ramo laterale, intorno a cui aveva girato tre volte prima di essere stretta a una seconda fune. […] Era un po’ che il ragazzo era appeso in quel modo, così i fiocchi continuavano a coprirlo, disegnando un cero, e i lupi se ne stavano accucciati a vegliarlo”. Il prologo getta subito in faccia il puzzo di morte, appiccicoso come lo scirocco che solitamente soffia nel Sud ma che, in questo Sud, è sostituito da un vento gelido che ghiaccia il respiro.




































































